<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227</id><updated>2012-01-06T23:55:34.602+01:00</updated><category term='sogni'/><category term='anarchismo'/><category term='interviste'/><category term='storie'/><category term='riflessioni'/><category term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Camminare in verticale</title><subtitle type='html'>Racconti e riflessioni - Frammenti di storie senza alcun denominatore comune se non l'idea del vento che viene da lontano, piegando le tende e scompigliando i capelli.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>40</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-7393434134500595679</id><published>2009-07-25T15:33:00.002+02:00</published><updated>2009-07-25T15:36:31.114+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>E Anarcobuddisti fu. Finalmente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SmsKPtmD8dI/AAAAAAAAACE/f6FuetoDqfc/s1600-h/blog33.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 308px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SmsKPtmD8dI/AAAAAAAAACE/f6FuetoDqfc/s320/blog33.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362391046368260562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho finalmente finito Gli Anarcobuddisti. Dopo 5 anni, fatiche immemori, blocchi dello sfigascrittore, maquillage vari, cambio di titoli (prima era Cinque Stelle), dubbi sulla trama, sui personaggi e sui cambi di stile. Il mio romanzo/mosaico è finito. Gira tra buddismo, massoneria, anarchismo, sogni lucidi, femminismo e inutilità della vendetta, ma la cosa sconvolgente (per me soprattutto) è che sono riuscito alla fine a tirare giù qualcosa con una trama. Incredibile. Non ha pretese (anche se più scrivo più scopro che mi piace scrivere), non ha ambizioni di essere un gran bel romanzo ma qualcosa, qualche pagina rileggendola mi ha proprio soddisfatto. Saranno le registrazioni fatte sul cellulare mentre guidavo, i pensieri sparsi che hanno trovato una collocazione,  le riflessioni a cui sono giunto nel tentare di riallacciarmi al filo logico.&lt;br /&gt;Forse pulp è la definizione giusta, alla fine, ma chi se ne fotte dello scaffale. Per me finirlo era una sfida. Ora mi posso lanciare in qualcosa di nuovo, qualcosa che una trama ce l’ha di brutto, qualcosa che tratti i suicidi e la zeta di Riemann, passando per i guru autoprodotti. E magari per un locale con una porta che dà su di un precipizio e al gatto di Schrodinger.&lt;br /&gt;Nel frattempo Gli Anarcobuddisti rimane lì, completo davanti a me. Se leggete queste righe vuol dire che mi conoscete, quindi se mai vi interessa potete chiedermene una copia pdf e ve la mando.&lt;br /&gt;Con amore ardore e stupore,&lt;br /&gt;jejepà&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-7393434134500595679?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/7393434134500595679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=7393434134500595679' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/7393434134500595679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/7393434134500595679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2009/07/e-anarcobuddisti-fu-finalmente.html' title='E Anarcobuddisti fu. Finalmente'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SmsKPtmD8dI/AAAAAAAAACE/f6FuetoDqfc/s72-c/blog33.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-2983398461935455106</id><published>2009-06-26T18:28:00.003+02:00</published><updated>2009-06-26T18:29:51.592+02:00</updated><title type='text'>La ruota della sofferenza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SkT3RfpSKaI/AAAAAAAAAB8/anRfiuCrKLU/s1600-h/blog32.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 236px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SkT3RfpSKaI/AAAAAAAAAB8/anRfiuCrKLU/s320/blog32.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5351674137147484578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Forse sto avvicinandomi alla fine degli Anarcobuddisti. Prova e riprova non mi aspetto niente, il vero percorso passa solo dallo scrivere. Lancio lì un estratto, particolarmente riflessivo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;T: Avrei voluto, caro Giò, continuare il cammino con te; nessuna rivoluzione, nulla di drammatico, ma una decisa epurazione di quei pochi individui che pensano di tenere il mondo sotto ai loro piedi. Questo per il bene nostro e dei più deboli. Non sarebbe un atto di violenza, ma un atto di compassione. Noi due, assieme, potremmo fare grandi cose. E c’è un altro fattore da considerare, che non mi stancherò mai di ripetere: noi siamo gli unici che possono farlo. E’ brutto da sentire forse, ma necessario. C’è una discreta probabilità che se io e te non ci diamo una mossa questi stronzi prima o poi veramente decidano di decimare l’umanità. Se poi la moltiplichiamo per la probabilità che io e te siamo gli unici che sanno cosa attende la miserevole razza a cui apparteniamo e che non sono complici del piano tremendo, e magari decidiamo di starcene con le mani in mano a guardare, anche ad osservare con attenzione, cosa che tu sembri proporre (probabilità, anzi moltiplicazione anche questa di due fattori di probabilità che si avvicinano pericolosamente a uno e quindi portano il secondo fattore decisamente vicino all’unità), otteniamo la probabilità che in un prossimo futuro (e per prossimo mi sento di parlare dei prossimi cinque o dieci anni) si venga a verificare una reale filtrazione della specie uomo onde conservare in vita solo quegli individui che soddisfano un certo numero di criteri, questi ovviamente definiti da chi sta da lungo tempo congegnando tutto il discorso epurazione. Forse il termine più adatto è macellazione a scopo terapeutico.&lt;br /&gt;Quindi perché non alzarci ed imbracciare le nostre modeste armi, vecchio nonché unico amico, e cercare di creare perlopiù quanti più problemi possibile a chi non ha peraltro esitato a lasciarci putrefare da vivi in delle gabbie ipertecnologiche con dei cavi infilati fin nello sfintere, e monitorandoci anche quando ci lasciavamo andare in una buona e sana masturbazione (ovviamente onirica, perché la sensazione che ho provato toccando per la prima volta realmente il mio glande è stata violenta, ma al tempo stesso morbida, come un ammaraggio su di un’acqua spumosa, mossa e gelida allo stesso tempo. Lo scoprire una valle piena di sole e di verde ma al tempo stesso carica di quel fango fertile e vivo, mamma mia quanto vivo, alle volte basta dirigere lo sguardo un briciolo sotto la superficie.&lt;br /&gt;La compassione di cui sempre mi parli, forse la compassione questa volta è ora di dimostrarla verso chi ne ha realmente bisogno.&lt;br /&gt;Altro che le stronzate buddiste non interventiste di cui comunque, vorrei che te lo tenessi a mente sempre, ci hanno infarcito la mente loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G: Separare, separare. Non fai altro che separare, e pure io ho agito come te per gran parte della mia vita. I buoni dai cattivi, noi da loro, la gente comune da noi. La vita dalla morte, la Fratellanza dalle altre sette, i principi morali dai principi etici. Noi siamo lo stesso prodotto e lo stesso principio generatore. La ruota che gira, proprio quella ruota, siamo noi quanto loro. Non si possono separare i raggi dalla ruota e la ruota dai raggi. I raggi stessi non esistono se non come parte della ruota. Facciamo parte della stessa catena alimentare di odio, dobbiamo rendercene conto. Bisogna comprendere che se proprio vogliamo avere la parvenza di tirarcene fuori, dire io non c’entro, non voglio entrarci, dobbiamo in un qualche modo essere l’ingranaggio non funzionante, il sottosistema de sistema che riceve input ma non fornisce output. Ed allo stesso tempo realizzare che continueremo sempre a girare, perché dentro con noi ci sono i nostri fratelli, ed i nostri fratelli siamo noi. I nostri carnefici siamo noi, e quelli che sono state invece le nostre vittime non siamo altro che noi. E’ una questione vitale, una questione di allontanare il punto di vista fino non ad uscire dal meccanismo ma perlomeno a comprenderlo, abbracciarlo in toto, perché forse amare ciò che dovremmo distruggere è il primo modo di violare quella logica che lo tiene in moto, è il primo vero atto rivoluzionario.&lt;br /&gt;Unirci fino a sentire il meccanismo parte integrante delle nostre budella, fino a sentire la sofferenza di tutti gli uomini come la nostra bile, l’intenzione malvagia di esseri contro altri esseri come qualcosa che non dobbiamo sbrigarci a defecare, perché se e come si verranno a creare le condizioni contingenti allora succederà –la defecazione-, e noi saremo lì, parte che defeca e parte defecata, perché la vera compassione abbraccia tutto, senza distinzione, e perché non ci possiamo illudere di separare senza generare odio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-2983398461935455106?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/2983398461935455106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=2983398461935455106' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/2983398461935455106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/2983398461935455106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2009/06/la-ruota-della-sofferenza.html' title='La ruota della sofferenza'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/SkT3RfpSKaI/AAAAAAAAAB8/anRfiuCrKLU/s72-c/blog32.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-5658170186283352545</id><published>2009-04-30T12:19:00.001+02:00</published><updated>2009-04-30T12:20:38.202+02:00</updated><title type='text'>Conversazioni con un suicida</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/Sfl7b0LZWLI/AAAAAAAAABk/fVYwGiSWmjA/s1600-h/blog31.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/Sfl7b0LZWLI/AAAAAAAAABk/fVYwGiSWmjA/s320/blog31.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330427351762819250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;-Non che ci sia tutta questa differenza tra me e te&lt;br /&gt;-E tu che cazzo ne sai di me?&lt;br /&gt;-Quello che vedo ora. So che ci vanno le palle per lasciare tutto&lt;br /&gt;-Le palle? Le palle? Le palle ci sono per continuare, e per sorbirsi tutti i giorni i soliti coglioni che parlano di cose ovvie e ci tirano per il culo tra cose scontate e schifosamente dovute. Dovute capisci? E a te niente!&lt;br /&gt;-dovute a chi dai? Non dire stronzate. Dovute perché ti hanno insegnato che sono così. Fa un freddo cane qua sopra.&lt;br /&gt;-allora vattene&lt;br /&gt;-no perché mi pagano per stare qui e fare il mio lavoro, e stare a parlare con gente come te&lt;br /&gt;-allora mi sa che questa volta lo perdi, il lavoro&lt;br /&gt;-in realtà non me ne frega un cazzo. Di lavori ne ho altri due. Se faccio questo è solo per passione&lt;br /&gt;-bella passione di merda&lt;br /&gt;-la differenza tra me e tutti gli psicologi del cazzo è che io credo veramente in gente come te. Credo solo in gente come te&lt;br /&gt;-ma che cazzo dici?&lt;br /&gt;-io ci credo. Assolutamente. Nei disillusi. Nei fottuti nel cervello. Nei disperati. Siete voi che avreste qualcosa da insegnare agli altri, non sorbirvi i predicozzi, i consigli degli psicologi e gli antidepressivi&lt;br /&gt;-io non ho niente da insegnare capito? Vattene via.&lt;br /&gt;-senti se io sono qui è perché credo in te. Perché penso che tu ora sia in grado di insegnare qualcosa a me, che tu ci creda o no non ti prendo per il culo.&lt;br /&gt;-io voglio solo morire&lt;br /&gt;-prima fammi capire. Fai l’ultimo atto nobile della tua vita. Certo è una scommessa del cazzo per uno come me credere in gente come te, a cui hanno insegnato a competere e non fallire. Tu da solo sei arrivato a capire che è tutta una presa per il culo capisci? Dammi questa piccola possibilità. Sta per mettersi a piovere.&lt;br /&gt;-cosa resta? Cosa resta, se escludi quello che ti hanno insegnato a credere? Se escludi la grande presa per il culo? O ti adegui, o finisci a fare il barbone, e scusami io non ci sono portato. Preferisco morire.&lt;br /&gt;-in realtà ci sono molte più possibilità di quello che credi per i disillusi falliti senza un cazzo come te. Tipo spostare l’attenzione non solo più su di te. E ci potresti pure vivere. Certo è più facile imbottirsi di xanax e dirigersi verso questo minchia di cornicione per farla finita&lt;br /&gt;-risparmia i discorsi del cazzo sull’altruismo e sulle droghe e su tutti i vostri fottuti moralismi&lt;br /&gt;-io mi riferisco solo alle situazioni che ti permettono di imparare qualcosa. Finire a pulire il culo ai vecchi ecco, quella è una situazione che ti permette di imparare qualcosa. Questo è come la vedo io&lt;br /&gt;-a lavarti bene le mani, sicuramente.. [ride]&lt;br /&gt;-[ride]&lt;br /&gt;-…&lt;br /&gt;-sei simpatico. Simpatico come spostato. Se avessimo più tempo potremmo andare a berci una birra insieme&lt;br /&gt;-non sono ricchione&lt;br /&gt;-ahah ma che dici&lt;br /&gt;-e lo faresti per pietà. O non lo faresti&lt;br /&gt;-questo perché non credi a niente di quello che ti ho detto fino a adesso. Che io imparo da gente come te&lt;br /&gt;-in effetti non ci credo. Ma se mi dici che impari a pulire il culo ai vecchi capisco che ci stai dentro meno di me&lt;br /&gt;-a proposito tu bevi?&lt;br /&gt;-bevo? Alcool&lt;br /&gt;-no bevi acqua. O per sopravvivere non fai uso di alimenti liquidi&lt;br /&gt;-ma che sei scemo&lt;br /&gt;-va beh che ti stai per suicidare, ma non è che devi perdere del tutto il senso dell’umorismo&lt;br /&gt;-non l’ho mai avuto&lt;br /&gt;-cazzate. Prima mi hai fatto ridere&lt;br /&gt;-certo hai le mani che puzzano di merda..&lt;br /&gt;-[ride] ti va una birra?&lt;br /&gt;-ma che c… veramente sei venuto qui con una lattina di birra in tasca? Per cosa, per comprarmi?&lt;br /&gt;-no, più per me. Se no ne avrei portate due. Se va bene ti porto giù e andiamo assieme a bere, prima che ti affidino a qualche psicologo della mutua. Se no ti guardo spiaccicarti stappandomi una lattina&lt;br /&gt;-e non te ne fregherebbe un cazzo? [a bassa voce, voltandosi] ma che cazzo di domande faccio, è ovvio che …&lt;br /&gt;-se devo essere completamente sincero, rimpiangerei l’occasione persa di non avere conosciuto una persona potenzialmente interessante, per lo meno per commentare nei pub gli sguardi accesi dei cazzoni di turno davanti alle partite&lt;br /&gt;-ma che cazzo ne sai di me! Come fai a dire che sono interessante! Piantala con le ricchionerie finte&lt;br /&gt;-parli troppo di sta faccenda dei ricchioni. Magari il ricchione sei tu. Ti piace nel culo vero?&lt;br /&gt;-vaffanculo..&lt;br /&gt;-che c’è di male. Ho un sacco di amici ricchioni. E sono di sicuro più rispettosi di tutti i fottuti animali da branco calciotelemacchinadipendenti che ci sono in giro. Che adorano e temono la vagina in maniera ossessiva, vittime di complessi irrisolti verso le loro madri e che per me si possono tenere vita natural durante. I complessi con le loro madri, intendo. Gente che io so che tu odi come me, vero?&lt;br /&gt;-vaffanculo. Io non conosco ricchioni e non ho amici. Ho dedicato trentatre anni della mia vita allo studio e al lavoro per vedere tutto fottuto in una settimana. Non che ci credessi, ma mi difendevo. Invece niente ha senso&lt;br /&gt;-è la prima cosa sensata che ti sento dire, questa. Bravo, ci sei arrivato. Quindi quando hai finito di piangerti addosso mi dici se ti va un sorso [stappa la birra e inizia a bere]&lt;br /&gt;-…&lt;br /&gt;-allora? Io sono qui. E non me ne vado.&lt;br /&gt;-me ne vado io..&lt;br /&gt;[pausa]&lt;br /&gt;-va beh dammi un sorso&lt;br /&gt;-bene.. tieni .. [inciampa] cazzo!!&lt;br /&gt;-occhio! Poi sono io quello che dovrebbe morire tra i due&lt;br /&gt;-vaffanculo. A momenti ci andavo io&lt;br /&gt;-non male.. [beve] .. fresca&lt;br /&gt;-te ne racconto una&lt;br /&gt;-glubf&lt;br /&gt;-un mese fa mi hanno mandato a prendere una che si voleva buttare giù dal ponte CLJ. Una tipa bionda sui quaranta in tailleur, tradita dal marito.&lt;br /&gt;-eh..&lt;br /&gt;-arrivo là e questa qua piangeva come una fontana&lt;br /&gt;-io mi avvicino con il mio approccio, con l’idea anche stavolta imparo qualcosa, e inizio a parlarle&lt;br /&gt;-beh? Sveglia, non ho troppo tempo… sai com’è devo morire&lt;br /&gt;[ridono]&lt;br /&gt;-no senti, appena attacco discorso questa inizia a piangere a dirotto e a raccontarmi tutti i suoi litigi col marito e cazzi e mazzi di cui a me, in sincera onestà, me ne fotteva poco&lt;br /&gt;-te l’ho quasi finita. Scusa [ride]&lt;br /&gt;-va beh.. in quel momento realizzo una cosa. Se devo far bene il mio lavoro, e portare la tipa giù, devo starla ad ascoltare, perché è quello che vuole, cercare di comprenderla e sorbirmela, e replicare con le solite tiritere hai ancora tanto da dare, di sicuro troverai qualcuno che può starci vicino, proviamo a capire insieme cosa potrai fare una volta che avrai tolto tuo marito dalla tua vita&lt;br /&gt;-di sicuro te la volevi fare eh?&lt;br /&gt;-no, ma dai. Sesso pari a zero. No, però ho dovuto farlo, ho dovuto dire una vasta serie di minchiate scontate per tirarla giù di là, e ce l’ho fatta. Sembrava recitassi il libro cuore&lt;br /&gt;-bravo, vuoi gli applausi?&lt;br /&gt;-no tu scherzi, in confronto con uno come te almeno capisco. Capisco perché sei andato oltre le cazzate scontate, e cosa hai trovato&lt;br /&gt;-ho trovato il nulla. Il nero&lt;br /&gt;-no la depressione è una brutta bestia, ma venire qui le dà comunque una bella scossa. In un qualche modo ti sei deciso a tagliare il velo nero che ti era caduto addosso&lt;br /&gt;-sì, morendo, bel modo di tagliare. L’unico per me&lt;br /&gt;-ascolta. Passato, depressione. Presente, cornicione futuro..&lt;br /&gt;-coglione&lt;br /&gt;-no, andiamo a farci la maledetta birra che mi hai appena scolato. A te una in più non fa male, visto come sei messo di merda. Io poi, ne ho bisogno. Ho una sete fottuta. E ho pure voglia di pisciare.&lt;br /&gt;-hah.. sei lo psicologo più cazzone che mi poteva capitare.&lt;br /&gt;-forse l’unico che può capire un minchione come te.. ti dispiace? [si alza e si tira giù la zip]&lt;br /&gt;-che cazzo fai? Girati almeno, ricchione.&lt;br /&gt;-ancora con sta storia del ricchione. Lasciami pisciare in pace. Mi piace pisciare dai cornicioni. Immaginare i fichetti che ci credono, con l’auricolare mentre gesticolano da soli in mezzo a Brighton Street e intanto si beccano la mia urina fetida sui capelli ingellati. Potrei stare pisciando su uno come te..&lt;br /&gt;-[ride]&lt;br /&gt;-prima che tu facessi un vero atto di coraggio, cioè venire quassù. Di qui nessuno ti può pisciare in testa, tanto meno da centocinquanta metri&lt;br /&gt;-sai che ti dico? Scappa anche a me. E se mi gira dopo la piscia mi butto pure io. Anche se a questo punto piscerò solo sui pompieri là sotto. Ci sono solo sbirri e pompieri.&lt;br /&gt;-allora spostati un po’ più in là. La, sotto, di là [indica].. ci sono delle persone.&lt;br /&gt;[pausa pisciata]&lt;br /&gt;-Allora, sta birra?&lt;br /&gt;-sei un fottuto stronzo. Andiamo.&lt;br /&gt;-se poi vuoi ancora suicidarti, ho studiato parecchio a riguardo. Ti so dire un paio di cocktail di farmaci che non ti fanno sentire neanche un dolore. Da morire col sorriso, senza coglioni come me che ti vengono a rompere.&lt;br /&gt;[risate]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-5658170186283352545?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/5658170186283352545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=5658170186283352545' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5658170186283352545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5658170186283352545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2009/04/conversazioni-con-un-suicida.html' title='Conversazioni con un suicida'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_GYt6g2BTbHs/Sfl7b0LZWLI/AAAAAAAAABk/fVYwGiSWmjA/s72-c/blog31.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-1914302177434058331</id><published>2008-03-06T17:16:00.002+01:00</published><updated>2008-03-06T17:20:35.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Camminare - "Da gli anarcobuddisti capitolo 25"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R9AZwPj7m1I/AAAAAAAAAAk/gwSY67XNhTs/s1600-h/blog30.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R9AZwPj7m1I/AAAAAAAAAAk/gwSY67XNhTs/s320/blog30.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5174664288450354002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La prima cosa che ho fatto appena ho potuto camminare è stata andare in un campo. Niente di che, quel campo davanti alla finestra. Avevo il fiatone dopo aver zoppicato per un centinaio di metri. Solo tra l'erba e la rugiada, io nemmeno capace di tenermi in piedi per più di un minuto di fila, sporco e pallido. Durante la mia prima gita. La prima che ricordi. La lunga gita nel prato là davanti. Mi sono seduto, bagnato e col freddo che mi divorava le ossa. Ridevo. Ridevo della mia solitudine e della mia situazione. Del fatto che io, abituato a combattere infinite battaglie con l'immaginazione, infinite sfide con l'anima della gente, ora mi impegnavo per riuscire a non macchiarmi di escrementi.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;In quel momento non riuscivo a smettere di ridere, mentre il sole del mattino tardava a spuntare dietro le colline troppo lontane. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi sono tornato nella casa e ho scritto questo: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;Meditazione sulle Quattro Nobili Verità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;La Prima Nobile Verità è la verità del dolore. Tutto è dolore, la nascita è dolore, la vita è dolore, la sofferenza è dolore, la morte è dolore. Lacrime amare. Sangue. Un arto amputato. La disfatta di un grande sogno. L'umanità intera liberata dagli oppressori. Gli oppressori che usano l'umanità stessa contro di sé per decidere chi può e chi non deve sopravvivere. Il crepuscolo dell'ultimo giorno. La gioia di vedere nascere un gattino in un fienile, mentre fuori nevica. La parabola inevitabile di ogni cosa. Il secondo principio della termodinamica. L'impossibilità di guardare oltre i propri orizzonti. Il cinguettio sul mio davanzale. I&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;pantaloni inzuppati. Laddove c'è vita, c'è impermanenza, e c'è dolore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;La Seconda Nobile Verità è la verità dell'origine del dolore. Laddove c'è brama di un'ulteriore esistenza, la c'è dolore. La perpetrazione di ogni cosa in natura. La ciclicità. La sorgente e la foce. Le balene che si arenano, su spiagge lontane dove la sabbia è così fine. Il desiderio che tutta questa gioia non possa finire mai. Il caffè espresso che si esaurisce in due sorsi, e non è giusto. Il desiderio di copulare. Il desiderio di vedere nei figli un riflesso di noi stessi. L'arroganza dei potenti nello sconfiggere la morte. L'arroganza e basta. Ogni gerarchia. Ogni senso di superiorità. Ogni divisione. Ogni classificazione. Ogni amore selettivo. L'amore non è selettivo, ma onnipervadente.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;La Terza Nobile Verità è la verità della cessazione del Dolore. La cessazione della brama di un'ulteriore esistenza porta alla cessazione del dolore. E l'albero si assopisce nella pioggia autunnale mentre la nonna prepara la pasta fatta in casa, su un legno che è vecchio, ma vecchio da avere già dei profondi solchi laddove mani abili lo hanno premuto per decenni nel sacro gesto di impastare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;La Quarta Nobile Verità è la verità del Sentiero che conduce alla cessazione del dolore. Retta azione, retta intenzione, retta visione, retta parola, retto sforzo, retta concentrazione, retti mezzi di sostentamento, retta presenza mentale, retta rivoluzione, retta manipolazione, retto sguardo verso le scarpe bucate che ti avvolgono i piedi, retta postura mentre le gambe non ti reggono, ma il sorriso sì. Retta fusione con tutto ciò che ti circonda, perché non sei proprio niente, mentre hai addosso due stracci e sei solo in mezzo a un campo non coltivato, l'erba talmente verde e talmente fredda che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;pare volerti ingoiare, mentre non pensi ad altro che al fatto che tu vuoi vivere, sì vuoi vivere nient'altro, ma la vita non ha senso se non ti accorgi che il freddo che ti sta uccidendo in realtà sei tu, e tu sei la distruzione e la generazione dei cicli della natura, e tu sei anche il secondo principio della termodinamica che non lascia scampo ad ogni perfetta conservazione del moto, ed anche dell'esistenza. Tu sei lo stato di massimo disordine, ed anche quel gatto massacrato nella notte dalle volpi, perché era ancora troppo piccolo per andare in giro. Tu sei la ruota della massima sofferenza e della massima gratitudine, tu sei i molteplici universi possibili e la cataratta che ti colpirà da vecchio. Tu sei la mattina ed il pomeriggio, ed anche gli anelli di Saturno. E mentre ridi a perdifiato senza volerlo nemmeno, ti ritrovi a conoscere del mondo più di quanto hai conosciuto in decine d'anni di sogni assurdi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-1914302177434058331?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/1914302177434058331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=1914302177434058331' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/1914302177434058331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/1914302177434058331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2008/03/camminare-da-gli-anarcobuddisti.html' title='Camminare - &quot;Da gli anarcobuddisti capitolo 25&quot;'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R9AZwPj7m1I/AAAAAAAAAAk/gwSY67XNhTs/s72-c/blog30.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-8317347214196485719</id><published>2007-12-07T14:21:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T14:30:06.369+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Il cubo - (da gli anarcobuddisti, appendice 2)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R1lKRCAkz1I/AAAAAAAAAAU/LCrp0k-p6ag/s1600-h/blog29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R1lKRCAkz1I/AAAAAAAAAAU/LCrp0k-p6ag/s320/blog29.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141222106077646674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Jona sta lavorando sul portatile in camera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Sono seduto sul divano. Solo. Ho sonno. Non ho voglia di fare nulla, questa nuova vita di meditazione ed autodisciplina, nonché di astinenza sessuale mi stanca più della precedente. Non so quanto durerò.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Mi addormento di botto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Devo andare alla stazione con una Golf blu scura, modello vecchio prestatami da mia zia. Lei mi aspetta là, dove io le restituirò la macchina e prenderò il treno per andare a trovare mia madre. Dovrebbe esserci anche un mio amico che mi aspetta alla stazione, Enzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Trovo parcheggio vicino all’entrata, saranno un centinaio di metri. Che culo, il parcheggio lì è pure gratuito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Lascio la macchina ed entro in stazione, dove mia zia mi aspetta con Enzo. Le do le chiavi. Il treno è alle 17:18, ho ancora tempo. Esco e la accompagno alla macchina. Ma la macchina non c’è più. L’hanno rubata in 15 minuti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Come è possibile? Forse ricordo male dove l’ho parcheggiata. Giriamo un po’, Claudia è nel panico. Io pure. La macchina era lì, e ora non c’è più. Dovrò ripagargliela. Sono disperato, mi viene da piangere, la zia sta già piangendo. Enzo mi aiuta a cercare la macchina, ma era lì, ed ora non lo è più. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Mi impegnerò a ripagargliela. Questo è un grosso, grossissimo casino. Non mi è mai capitata una sfiga del genere. Non ci vedo nemmeno bene. Inizio a girare per la città, sono vicino al quartiere più malfamato, ma non ho paura. Figuriamoci, io sono l’ultimo degli ultimi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;La strada è sterrata, le case diroccate. Non pensavo esistessero strade non asfaltate in questa cazzo di città. Le case qui sono proprio baracche, davanti a me c’è una fabbrica abbandonata. Poca gente in giro, quasi nessuno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;D’improvviso una macchina scassata blu, non so nemmeno identificarne il modello, mi passa accanto ad una velocità folle per quel posto. Derapa in una curva a sinistra poco avanti a me, e si arresta di botto in uno spiazzo terroso. Mi viene in mente che sia inseguita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Scende un tizio di corsa, brizzolato e grassottello sulla cinquantina, con una scatola di cartone in&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mano. Corre come se avesse il diavolo alle calcagna, nella mia cazzo di direzione. Mi passa accanto con la scatola, e la passa ad un tizio che si è materializzato tre metri alla mia sinistra, forse uscito da un vicolo lì vicino. E’ anche lui di mezza età, è alto e con gli occhiali scuri. Sono esterrefatto dalla scena bizzarra, non penso nemmeno più al furto di prima. Potrei trovarmi in mezzo ad un casino, ma non ho paura in quel momento. E’ una scena da film. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Quando il buddha brizzolato incontra l’altro tipo, quello con gli occhiali scuri, si ferma di botto e gli consegna la scatola, ma è aperta e qualcosa cade e rotola nella mia direzione. Ovvio che potrei farmi i cazzi miei, ma non ci sono portato. Mi avvicino all’oggetto. Che è? Metto a fuoco. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Un cazzutissimo cubo di Rubik. Perché cazzo c’è un cubo di Rubik per terra davanti a me? Basta, lo raccolgo. In un attimo ce l’ho in mano. E’ risolto. Guardo la faccia tutta gialla del cubo che ho in mano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;Il cicciottello intanto viene verso di me, che ho in cubo in mano. Si ferma a circa un metro e mezzo avanti a me. Guardo lui. Guardo il cubo. Guardo lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;E capisco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-8317347214196485719?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/8317347214196485719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=8317347214196485719' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/8317347214196485719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/8317347214196485719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/12/il-cubo.html' title='Il cubo - (da gli anarcobuddisti, appendice 2)'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/R1lKRCAkz1I/AAAAAAAAAAU/LCrp0k-p6ag/s72-c/blog29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-5017166197318963748</id><published>2007-08-28T12:00:00.000+02:00</published><updated>2007-08-28T12:03:17.199+02:00</updated><title type='text'>Milarepa e i demoni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RtPyw_-sxEI/AAAAAAAAAAk/LBgNaWHcQs8/s1600-h/blog28.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RtPyw_-sxEI/AAAAAAAAAAk/LBgNaWHcQs8/s320/blog28.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5103689726362960962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;E Milarepa fu assalito dai demoni.   &lt;p class="MsoNormal"&gt;Demoni, fottutissimi demoni, demoni ovunque intorno a lui. Era arrivato tanto oltre, lì in meditazione solitaria, che era giunto al punto in cui i demoni gli si erano parati davanti, per impedirgli di continuare il cammino, un cammino che gli sembrava sempre più in discesa, sempre più facile ora che era quasi giunto alla purezza. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Lo distrussero e lo trascinarono con essi, facendolo sbalzare di qua e di là quanto gli poteva permettere la percezione. E lui comprese quanto era ancora vulnerabile, quanto distante dalla sua realizzazione. Si impegnò per combatterli da subito, ma più ne sconfiggeva più ne comparivano, al punto che lui finalmente riuscì a comprendere che in realtà null’altro erano che illusori. Un sospetto che aveva avuto fin da subito. Ogni volta che un nuovo demone lo insidiava, però, lui si faceva sempre la stessa domanda, la stessa maledetta domanda: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come posso essere sicuro che anche questo non sia reale? Siccome gli altri non erano reali, come posso ora essere sicuro che anche questo sia illusorio? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E lo combatteva, logorandosi e straziandosi sempre di più.&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Quella domanda, quella maledetta domanda, era la radice di tutti i demoni.&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-5017166197318963748?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/5017166197318963748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=5017166197318963748' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5017166197318963748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5017166197318963748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/08/milarepa-e-i-demoni.html' title='Milarepa e i demoni'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RtPyw_-sxEI/AAAAAAAAAAk/LBgNaWHcQs8/s72-c/blog28.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-5699742342371393722</id><published>2007-05-17T13:42:00.000+02:00</published><updated>2007-05-17T13:49:46.531+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Generi di consumo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RkxBR7FsQKI/AAAAAAAAAAc/bUB2XC3Ttic/s1600-h/blog27.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RkxBR7FsQKI/AAAAAAAAAAc/bUB2XC3Ttic/s320/blog27.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5065495457060110498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dal capitolo 18 del tomo che sto scrivendo, ancora senza titolo..&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;-E’ forse troppo bello e troppo facile rimanere intrappolati nelle nostre esistenze ricorsive, senza rendersi conto che sono a tutti gli effetti circolari. Immaginatevela come un vortice, un pozzo. Ogni particella gira circolarmente verso l’interno, sempre più verso l’interno, sempre più, fino a raggiungere il centro e scomparire.  Ovviamente, si ignora il fatto che scompariremo presto al centro del pozzo, ma si guarda tutto ciò che ruota con noi e lo si vede fermo. Potere dei sistemi di riferimento. Sì, il &lt;i&gt;samsara &lt;/i&gt;è su questa terra ragazzi. E’ questa terra. Semplice come l’acqua che scorre-  &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Fa un gesto con la mano, accompagnando via il pensiero. Laurent è fuori che fuma.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;-Se noi trattiamo tutto come un prodotto da consumare, anche noi verremo trattati come un genere di consumo. Fino a quando saremo produttivi, verremo consumati, sfruttati, usati per mantenere un qualcosa che sta sopra di noi, che non ci è dato conoscere. Gli si possono dare vari nomi, società, patria, ciò che vuole Dio. Il fatto sta che questo qualcosa è parassitario, fatto per lasciarci intrappolati nel vortice senza darci scampo di uscire-  &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Fa una piccola pausa, e trattiene un risolino.  &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;-Strumenti nelle mani di Dio. Generi di consumo-&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si afferra con indice e pollice la sommità del naso, sfregandosi gli occhi. La sua espressione è quasi regale. Ha un qualcosa di non interpretabile. Di affascinante.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;-Vi lascio andare, avete gradito il the?-  &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Parte un coro di sì certo. Era ottimo, quasi evanescente.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;-Ho deciso di vivere in quest’eremo perché ho esaurito le mie energie per trascinare con me qualcuno. Ho deciso di correre da solo. Il mio contributo al tutto sta nel credere, e continuare a credere, che in fondo ad ogni uomo ci sia rispetto ed amore, capacità di vivere senza prevaricare altri uomini o tutto ciò che gli sta intorno. Il mio contributo è tenere acceso questo fuoco-&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-5699742342371393722?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/5699742342371393722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=5699742342371393722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5699742342371393722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5699742342371393722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/05/generi-di-consumo.html' title='Generi di consumo'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/RkxBR7FsQKI/AAAAAAAAAAc/bUB2XC3Ttic/s72-c/blog27.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-5170341522933138179</id><published>2007-05-10T10:04:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T13:59:58.359+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Un lungo viaggio a tappe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/RkLS7nEu_sI/AAAAAAAAAAM/7Xt54oZ9bxM/s1600-h/blog26.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/RkLS7nEu_sI/AAAAAAAAAAM/7Xt54oZ9bxM/s320/blog26.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5062840852660813506" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Lunga pausa,&lt;br /&gt;ma non per il pensiero che tra un'idea e l'altra è andato in un lungo loop elaborativo. Tra soli che tramontano ed idee che sbocciano, sovente già marcite dall'usura consumistica che contamina tutto l'incipiente, ci si può ritrovare in un vespaio di contraddizioni come in un torneo di lotta clandestina ambientato nientemeno che su di un orizzonte onirico.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Bene, questo è quello che può succedere, non quello che per forza &lt;span style="font-style: normal;"&gt;o mero fatalismo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;deve &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;accadere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Capita quindi di cercare di elucubrare qualcosa sulle &lt;/span&gt;Temporary Autonomous Zone, o la versione cattiva di TAZ, se non si ha idea di cosa siano si può leggere qua:  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;a href="http://www.hermetic.com/bey/taz_cont.html"&gt;http://www.hermetic.com/bey/taz_cont.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;in italiano qualcosina qua sulla recensione dell'ononimo libro di Bey:  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;a href="http://www.shake.it/taz.html"&gt;http://www.shake.it/taz.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Sì, il quesito è proprio questo: si può creare una &lt;i&gt;società nella società?&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; Quali sarebbero i requisiti necessari? Come può sopravvivere e a quali patti deve scendere con la società dei padroni?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt;Un anarchista soft e spirituale come un mio caro amico direbbe che è facilmente risolvibile e l'armonia si può creare, oltre che a patti bisogna scendere per sopravvivere, se no non se ne fa niente. Tanti libertari dissentirebbero: la rivoluzione ci deve essere e come. Mah..&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt;Non basta che tentare. Intanto posto in testa al post una mia elaborazione fotografica, una sorta di immagino-visione, col solo involontario difetto di essere statica..&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;"&gt;dje..&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-5170341522933138179?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/5170341522933138179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=5170341522933138179' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5170341522933138179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/5170341522933138179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/05/un-lungo-viaggio-tappe.html' title='Un lungo viaggio a tappe'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_GYt6g2BTbHs/RkLS7nEu_sI/AAAAAAAAAAM/7Xt54oZ9bxM/s72-c/blog26.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-3404770232270827386</id><published>2007-02-23T13:12:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:04:38.766+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Il cane idrofobo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/Rd7bFgt3FuI/AAAAAAAAAAM/gn5Kd_VUa5A/s1600-h/blog25.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5034702321174910690" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/Rd7bFgt3FuI/AAAAAAAAAAM/gn5Kd_VUa5A/s320/blog25.jpg" border="0" height="89" width="339" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;--&lt;em&gt;Anteprima da ciò che sembra essere quello che sto scrivendo ora, e di cui La storia di Luz null'altro è che un capitolo..--&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ricordo esattamente quell'istante: Mappo era irrequieto, tutto era pronto ma non gli pareva bastare, i nostri entusiasmi non riuscivano a volare, limati dai suoi sguardi pensierosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui era un vero anarchico, lo si capiva dal suo innato senso di controllo e dalla sua sconcertante razionalità. Questo può sembrare un paradosso, ma non lo è. Lui detestava coloro che non si curavano di calpestare le altre persone nel loro incedere caotico, perché era a causa loro che esisteva il bisogno di regole e la conseguente repressione. Per causa loro l'apparato repressivo acquisiva un significato, e poteva cominciare a crescere fino ad avere esistenza autonoma, creando la necessità di un bersaglio. Continui bersagli.&lt;br /&gt;Fino a divenire esso stesso un cane idrofobo, che non si può abbattere senza danni collaterali.&lt;br /&gt;Senza rompere qualche vaso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Qualche vaso deve rompersi-&lt;br /&gt;sbottò Mappo nella baracca di Laurent.&lt;br /&gt;-Solo col suo aiuto possiamo farcela. Solo con lui e mediante lui-&lt;br /&gt;-Che? Te sei fuori-&lt;br /&gt;-Veramente credete che noi da soli possiamo farcela? Ad abbattere il grande figliodiputtana cane idrofobo?-&lt;br /&gt;-Non è questo che ci hai detto fino a adesso? Io ci credo-&lt;br /&gt;-Tu non tieni conto di tutti i dettagli. Hanno ammaestrato bene la macchina, ci schiaccerà. Ci va un'arma segreta, potente, talmente potente che non lo possono neanche mettere in conto-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laurent fumava la sua vecchia pipa.&lt;br /&gt;Sul muro un calendario erotico. Anno 2002.&lt;br /&gt;Rumore di vento che fischia tra le finestre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-ohi testa di cazzo, cosa ci hai nascosto? cos'è che non ci hai detto?-&lt;br /&gt;-calma ragazzi, lasciamolo spiegare-&lt;br /&gt;-sapete l'addestramento che vi ho fatto? immaginate dove ci possa portare? bene, molto ma molto più in là. solamente non tutti ci possono arrivare. è uno schema del mondo, basta tessere le trame. sfilare e ritessere. c'è qualcuno che ce la fa-&lt;br /&gt;-io ripeto te sei fuori-&lt;br /&gt;-domani. domani vi presenterò una persona eccezionale. domani verrà qua-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vento. Ancora vento. Senza tregua, là sull'oceano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'odore della rivolta era nell'aria. Sebbene Tito fosse così adirato, anche lui lo stava annusando.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-3404770232270827386?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/3404770232270827386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=3404770232270827386' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/3404770232270827386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/3404770232270827386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/02/il-cane-idrofobo.html' title='Il cane idrofobo'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_G_o3vS0kc9k/Rd7bFgt3FuI/AAAAAAAAAAM/gn5Kd_VUa5A/s72-c/blog25.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-117040743707473663</id><published>2007-02-02T10:07:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:01:12.174+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>L’uomo è la sua libertà di trasgredire.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5930/3948/1600/403978/blog24.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5930/3948/320/434875/blog24.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quis custodiet ipsos custodes?&lt;/em&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Giovenale, II secolo D.C.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il moltiplicarsi delle tecnologie di controllo dell’uomo sull’uomo appare essere una tendenza inarrestabile degli ultimi decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengono posti in essere sempre più limiti, divieti e apparati di controllo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Con l’idea della salvaguardia delle libertà muore il concetto di libertà stessa.&lt;br /&gt;Le regole, in origine funzionali alla convivenza sociale, perdono la flessibilità indispensabile per rappresentare un sistema complesso come l’umanità, non certo vincolabile ad un sistema di assiomi assoluto ed immutabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cresce continuamente lo zoo di telecamere per le strade, nelle piazze, apparecchi per la registrazione telefonica, tecnologie per il controllo della rete, per il tracciamento di ogni singola molecola di merda che esce dal nostro stanco sfintere.&lt;br /&gt;Gli scenari estremi possibili sono due, se il trend verso il controllo sempre maggiore non si arresta, entrambi ampiamente battuti dagli scrittori di fantascienza, ed entrambi schifosamente distopici: o diminuisce drasticamente il numero degli esemplari da controllare, vedi T.Malthus, o aumenta incredibilmente la capacità delle tecnologie di vigilare e punire trasgressioni senza un necessario coordinamento umano; tradotto, intelligenza artificiale.&lt;br /&gt;Lo sbirro bionico, la disumanizzazione dello sbirro. L’incubo. L’essere ligio solo ad un codice, senza la capacità di provare emozioni. Senza conoscere la libertà di trasgredire. Fino a quando non diventa più forte dell’uomo stesso.&lt;br /&gt;Nulla sembra ora in grado di arrestare la spirale più controllo – più trasgressioni –più controllo. E’ un gioco mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste una terza via? Nulla se non una rivoluzione, ma molto probabilmente un evento tutt’altro che consapevole che potrebbe facilmente condurre nello scenario numero uno. Forse sedersi in riva al fiume è l’unica alternativa possibile, a guardare il teatrino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uomo è la sua libertà di trasgredire. Laddove l’assoluto non esiste, non esistono regole che possano vincolare il sistema entro dei binari per mai più uscirne. Trasgredire per cambiare, trasgredire per evolvere. Trasgredire per essere umani. Ci è stata data la libertà di trasgredire, assieme a quella di comprendere e perdonare. Queste non ce le toglieranno né le macchine né i potenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esistono regole che non si possano dimostrare sbagliate o contraddittorie in almeno una situazione.&lt;br /&gt;Ma questo, chi l’aveva già asserito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.privacy.it/ueechelon.html"&gt;http://www.privacy.it/ueechelon.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;je&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-117040743707473663?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/117040743707473663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=117040743707473663' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/117040743707473663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/117040743707473663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/02/luomo-la-sua-libert-di-trasgredire.html' title='L’uomo è la sua libertà di trasgredire.'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-116921256688290730</id><published>2007-01-19T14:13:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:06:38.535+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Mia madre (da "la storia di Luz")</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6705/1585/1600/824267/blog23.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6705/1585/320/839728/blog23.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dopo parecchio e tempo ed eventi concitati, finalmente butto dentro un pezzettino da "la storia di Luz", che sto cercando di scrivere.. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Decisi di andare via dalla città perché non ne potevo più di mia madre. Bravissima donna, ma spiriti evocati ogni due per tre, presenze magiche nel salotto e animali morti appesi qua e là mi avevano, come si può dire, un po’ rotto i coglioni.&lt;br /&gt;Certo voi vi farete così un’idea stupida di mia madre, come una streghetta da quattro soldi che pratica i riti più stupidi e scontati, molto mainstream si direbbe, quasi ridicola asserirebbe qualcuno.&lt;br /&gt;In realtà però tutto il suo sistema filosofico si reggeva su di un assunto immutabile e stupendo nella sua pazzia: lei non credeva proprio a un bel niente.&lt;br /&gt;Indi, tutto andava sperimentato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella scienza, lei non credeva.&lt;br /&gt;Nella società, lei non credeva.&lt;br /&gt;Nella morte, lei non credeva.&lt;br /&gt;Nelle superstizioni, lei non credeva.&lt;br /&gt;Nella religione, poi, beh posso anche evitare di dirvelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solamente lo sperimentare poteva renderla felice, e quando si rese conto che tutto non avrebbe potuto sperimentare nella vita (avrei voluto vederla alle prese con l’ingegneria genetica) toccò anche a lei come a tutti il fare delle scelte, ed il suo secondo principio (o quello di massima libertà, quello che mi avrebbe trasmesso negli anni) la condusse inevitabilmente a cercare quelle strade più recondite nelle quali l’uomo non può proprio transitare, o almeno così si dice, vuoi perché siano tortuose da intraprendere vuoi perché siano più strette del buco del culo di un chihuahua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah già, il principio di massima libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei era fermamente convinto che nulla avesse delle regole, quindi tutto fosse organizzato nella massima libertà (parole sue). Totalmente disorganizzato, mi direbbe qualcuno. Caotico, anarchico, direbbe qualcun altro.&lt;br /&gt;Tenterò di spiegarmi più accuratamente, per quanto sia molto difficile parlare del principio di massima libertà di mia madre, forse non ne sarebbe in grado nemmeno lei, mentre è molto più semplice il metterlo in pratica.&lt;br /&gt;Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è organizzato secondo delle regole, che esse siano di un gioco da tavolo, o siano le leggi della società, o le leggi della fisica. Bene, lei viveva secondo la ferma convinzione che chi o cosa gioca con delle regole lo faccia per sua scelta.&lt;br /&gt;E per sua scelta possa tirarsene fuori.&lt;br /&gt;Basta volerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conseguenze sono che: uno, non vi è nulla a priori impossibile; due, non bisogna credere a nessuno che si sbilanci in un’osservazione di carattere assoluto; tre, bisogna dirigersi sempre nella direzione di massima libertà, perché le regole prima o poi vacillano e non bisogna stare troppo attaccati ad esse, cosa che la maggior parte della gente fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre per il principio di massima libertà lei decise quindi di dedicarsi alla sperimentazione dei campi più affascinanti ed esoterici dello scibile, laddove avrebbe potuto compiere le scoperte più eclatanti e sconvolgenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-116921256688290730?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/116921256688290730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=116921256688290730' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116921256688290730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116921256688290730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2007/01/mia-madre-da-la-storia-di-luz.html' title='Mia madre (da &quot;la storia di Luz&quot;)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-116427238834546997</id><published>2006-11-23T09:57:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:06:08.312+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sogni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Sogni di decadenza.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6705/1585/1600/83212/blog22.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6705/1585/320/63757/blog22.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morti che mi parlano, e non solo ma che vogliono assolutamente parlare, gente completamente in salute e più o meno giovanile invecchiata e malata, ambienti del tutto piacevoli o perlomeno normali intasati di fumo e decadenza, dove per decadenza si intende anche strutturale. Simboli che mi perseguitano, e rimangono impressi nella mente, con le loro simmetrie ed asimmetrie centrali, voci fuori campo che intonano verità in conoscibili.&lt;br /&gt;Difficoltà a mantenere la lucidità, anche se si è consapevoli.&lt;br /&gt;Il tutto in sogno, ovviamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho visto troppi film (anzi, meno della media, almeno suppongo).&lt;br /&gt;Non sono pazzo nel senso patologico (la schizofrenia è sotto controllo, per il momento).&lt;br /&gt;Non sto facendo uso sistematico di alcun tipo di droga (ma tutto è una droga, come tutto è arte, almeno se si osserva un intorno sufficientemente grande).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coltivo stati di trance naturalmente indotti, ma non penso che questo centri (almeno non in un rapporto causa-effetto).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma..&lt;br /&gt;capitare più di due volte nello stesso posto in sogno è già di per sé una cosa inquietante, ma se a questo si aggiunge il fatto che questi sogni sono quasi sempre coscienti, posso iniziare a preoccuparmi. Se poi tali visioni oniriche rappresentano quasi tutte, e parlo di un buon ottanta per cento, città ed edifici in decadenza, gente che è morta o sta per morire, amici o parenti orrendamente invecchiati, direi proprio che non ci siamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre due precisazioni.&lt;br /&gt;Sono una persona solare, anche se adoro l’autunno.&lt;br /&gt;Non credo nel destino e non sono fatalista, perché andrebbe ad intaccare quella fantastica definizione che mi sta tanto a cuore quale la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conclusioni sono.. esplorare, quando anche il sonno tende a diventare una lotta. E cercare di ricordare, perché anche i sogni lucidi tendono a svanire, col suono della sveglia, forse un po’ più lentamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS Un grazie ad honest per questo&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.mpip-mainz.mpg.de/%7Edeserno/scripts/diff_geom/diff_geom.pdf"&gt;http://www.mpip-mainz.mpg.de/~deserno/scripts/diff_geom/diff_geom.pdf&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-116427238834546997?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/116427238834546997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=116427238834546997' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116427238834546997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116427238834546997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/11/sogni-di-decadenza.html' title='Sogni di decadenza.'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-116220558763957424</id><published>2006-10-30T11:48:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:01:44.639+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Modelli di schiavitù - Parte seconda</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/5930/3948/1600/blog21.1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5930/3948/320/blog21.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/5930/3948/1600/blog21.0.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Aldous Huxley&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visti i modelli di schiavitù presentati prendendo spunto dal buddismo Vajrayana nella prima parte, qualche parolina mi sento di metterla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno per quanto riguarda il fottutoventunesimosecolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La schiavitù presuppone un padrone. O dei padroni.&lt;br /&gt;La schiavitù presuppone una catena.&lt;br /&gt;Le armi più efficaci per tenere in schiavitù sono la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;propaganda&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;creazione dei bisogni&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si inseguono a vicenda, e si alimentano l’una dell’altra.&lt;br /&gt;Per fortuna sono vecchio a sufficienza per avere potuto assistere ad un esempio eclatante di creazione dei bisogni: il telefono cellulare. Ne ho visto l’evoluzione, da gadget esclusivo di lavoro, a gadget esclusivo e basta a bene di consumo indispensabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Indispensabile&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Ecco la parola magica. Ci si preoccupa tanto della droga, della lotta alle dipendenze, quando tutto si sta tramutando in droga, mille nuove dipendenze sono nate e stanno nascendo. Domanda: perché accanirsi così tanto e sempre più contro le droghe, almeno con quelle intese dall’accezione comune, perché è importante il proibizionismo?&lt;br /&gt;Risposta: perché le dipendenze &lt;strong&gt;&lt;em&gt;le vogliono decidere loro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma loro chi?&lt;br /&gt;Chi sono i padroni?&lt;br /&gt;Mille parole sono state dette a proposito, non sarò io a dirne mille di più. La caccia è aperta a chiunque voglia cacciare, a suo rischio e pericolo.&lt;br /&gt;E’ Davide che dà la caccia a Golia, ma prima deve rendersi conto che Golia è dentro di lui.&lt;br /&gt;Il mio suggerimento sulla questione è che il sistema si autoalimenti, come fosse stato creato un qualcosa di indipendente, un essere vivo ed intelligente. Un meccanismo per produrre schiavi. Alla base però non ci sono robot, ma uomini. Si è creata l’idea nella maggior parte delle menti di operare per una giusta causa, per una società, per la migliore delle società. Ognuno contribuisce a creare le catene per gli altri, senza rendersi conto che sta obbedendo alla sua.&lt;br /&gt;Il senso del dovere e la voglia di scalare questo grande gioco, per arrivare sempre più in alto sono sufficienti. Perpetrate in milioni di menti, creano un sistema autorigenerante.&lt;br /&gt;Che poi ci sia qualcuno al vertice della piramide, questo..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma eccomi al punto.&lt;br /&gt;I modelli di schiavitù sono il ruolo che andiamo ad occupare, il posto in cui ci andiamo a sedere nel cinema globale. Non sempre, come ben si sa, il posto lo scegliamo, molto più spesso &lt;strong&gt;&lt;em&gt;scegliamo tra i rimanenti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le schiavitù psicologiche insorgono perché noi siamo esseri liberi, e quindi &lt;strong&gt;&lt;em&gt;inadatti al ruolo di schiavi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo avere un ruolo di prima fila, il ruolo degli dei, oppure essere in alto ma temere di essere insidiati, possiamo avere un posto piacevole ma invidiandone altri.&lt;br /&gt;Possiamo correre senza senso non fermandoci mai a domandarci il perché, possiamo avere un ruolo che non ci aggrada e nutrirci di desideri, possiamo infine essere frustrati dal nostro basso profilo ed essere saturi di rabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco qua le sei sfere samsariche. I nostri sei seggi da schiavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io continuo a ripetermi che noi siamo esseri &lt;strong&gt;&lt;em&gt;liberi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, e quindi inadatti a questi ruoli..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-116220558763957424?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/116220558763957424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=116220558763957424' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116220558763957424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116220558763957424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/10/modelli-di-schiavit-parte-seconda.html' title='Modelli di schiavitù - Parte seconda'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-116134027269836618</id><published>2006-10-20T12:28:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:03:20.468+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anarchismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Modelli di schiavitù. - Parte prima</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/5930/3948/1600/blog20.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5930/3948/320/blog20.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mi è capitato di recente di riflettere sui modelli di schiavitù contemporanei.&lt;br /&gt;Tradotto: giochiamo a capire “come sono schiavo io, e come sei schiavo tu!!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una importante schematizzazione, sorprendentemente attuale, viene dal buddismo Vajrahyana, quando si parla delle sei sfere di distrazione samsariche, ovvero i sei tipi di esistenze soggette a condizionamento.&lt;br /&gt;Tradotto: i sei tipi di schiavitù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, non sono molto avvezzo ed affezionato alle classificazioni, o altrimenti credo che siano un modo come un altro per “spaccare un continuo”, ma il fatto che questa scala abbia qualche migliaio di anni mi fa perlomeno riflettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma 1: Il dio.&lt;br /&gt;L’assorbimento in sé stessi. La riuscita completa o quasi completa di alcuni obiettivi, il successo quindi, in un certo qual ambito, o l’assorbimento completo nella ricerca dell’apoteosi causa una “trance egoica”, ovvero si diventa l’obiettivo stesso, o la corsa verso di esso. La caduta è sempre rovinosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma 2: Il dio “preso male”.&lt;br /&gt;La corsa verso il raggiungimento di un obiettivo è continua, senza sosta, ed ogni interferenza esterna viene interpretata come dannosa o potenzialmente dannosa. La paranoia e la preoccupazione ne sono caratteristiche fondamentali. La caduta è sempre in agguato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma 3: L’uomo e la sua invidia.&lt;br /&gt;Una persona si identifica con uno stile di vita, con ciò che è suo e ciò che non è suo. Il suo materialismo diventa il suo mondo. Si guarda molto attorno, ed è costantemente in una condizione di “invidia” verso chi è simile e lui, ma meglio di lui, secondo il suo modello estetico. Piccole grandi cadute si alternano a momenti di pausa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma 4: La corsa senza senso dell’animale.&lt;br /&gt;Mi dispiace utilizzare il termine “animale” con un’accezione negativa, ma riprendo il lessico della classificazione originale. Un’attività continua, che si autoalimenta ed autogiustifica, portata all’estremo, in una corsa folle senza meta, senza scambio o confronto con gli altri, senza senso dell’umorismo o pause di riflessione, schiacciando e calpestando quando necessario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma5: Il consumatore di desideri.&lt;br /&gt;Desideri si susseguono ad altri desideri, senza mai raggiungere un’emancipazione. Più sono gli ostacoli, più aumenta l’insoddisfazione. Ma addirittura più sono gli ottenimenti, più saranno i futuri desideri e le conseguenti frustrazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradigma 6: Lo spirito aggressivo.&lt;br /&gt;L’aggressività è continua, senza sosta. La rabbia è cieca, la frustrazione e l’insoddisfazione compagne di viaggio. Non c’è tempo per i successi, in quanto l’aggressività si nutre di sé stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, lo so che raccontato così sembra l’oroscopo, ma è una schematizzazione non da sottovalutare.&lt;br /&gt;Il perché è sotto gli occhi di tutti, ma è più facile correre che fermarsi, soprattutto quando ce lo insegnano ancora prima di venire al mondo.&lt;br /&gt;Presto i modelli di schiavitù seconda parte..&lt;br /&gt;Collezionali tutti!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-116134027269836618?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/116134027269836618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=116134027269836618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116134027269836618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116134027269836618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/10/modelli-di-schiavit-parte-prima.html' title='Modelli di schiavitù. - Parte prima'/><author><name>jerome doukakis</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00376386160587108536</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-116046768552376533</id><published>2006-10-10T10:02:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:05:22.430+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><title type='text'>Intervista al maestro Ching</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog19.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog19.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Intervistatore: Onesto, ovvero non c'è bisogno di spiegare..&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Ammazzeresti una mosca? un gatto? una persona? Perché i vegetali si?&lt;br /&gt;Volevo capire quando la vita diventa valevole di essere preservata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La vita è sempre importante, senza distinzioni. Per rendere più concreta questa mia definizione, e prendere le distanze dallo stesso tipo di risposta che penso darebbe anche Ruini, entro nello specifico, invocando il concetto di invasività.&lt;br /&gt;Ovvero agisco in modo che la mia esistenza sia il meno invasiva possibile. Questo nei confronti delle altre persone, degli animali, dei vegetali, di tutto l’esistente. La scelta di non nutrirsi di animali è una scelta che minimizza l’invasività, tutto qui. Anche nutrendoci dell’animale finiamo per nutrirci indirettamente anche del vegetale che ha nutrito l’animale. Diminuendo anche il rendimento della catena. Alla prima domanda la risposta è no, non ammazzerei, anche se con le mosche raramente capita (e le zanzare, per dio..). E una pretesa di coerenza personale fa sì che io non deleghi l’onere di ammazzare a qualcun altro, dato che io non ne ho la forza, se forza la si vuol chiamare. Se poi si trattasse di sopravvivenza, potrei essere costretto a farlo, ma tra la sopravvivenza e la comune opulenza passa un oceano.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; L'appellativo Maestro se lo si autoimpone o viene imposto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’appellativo Maestro deriva da “grande”, o “più grande”, quindi non ha senso riferito a me. Ma, riprendendo lo schema del Sutra del Diamante e riferendolo ad un essere illuminato, proprio perché non esiste un Maestro, egli può essere chiamato Maestro.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Nei quartieri dove il sole del buon dio non da i suoi raggi della città&lt;br /&gt;vecchia, come dovrebbero comportarsi le persone? Aborri la violenza, ne hai&lt;br /&gt;paura? Esiste una causa per cui la violenza è adeguata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Violenza è quella alla quale sono sottoposte le masse, in particolare dei paesi poveri, ogni santo giorno. Ma anche la libertà di ognuno di noi è violentata quotidianamente da regole e regole, la maggior parte senza senso alcuno. Sono fermamente convinto che più aumenta la consapevolezza, più diminuiscono i bisogni e la tolleranza alle regole. Parafrasando Malatesta, l’uomo è abituato a vivere in ceppi, ed a forza di convivere con essi vi si affeziona, fino al punto di credere che siano proprio loro a garantirgli la sopravvivenza.&lt;br /&gt;La violenza come ribellione degli oppressi può essere un concetto affascinante, ma non credo sia la soluzione. Credo innanzitutto sia necessaria una maggiore consapevolezza. La prima tattica per ridurre in schiavitù è inebetire, togliere la capacità di informarsi, di capire, e questo è il primo muro da abbattere perché il sole torni su tutta la città.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Credi nello spirito o nella spiritualità? Se si, esso/a si manifesta in&lt;br /&gt;un qualcosa di tangibile? Pensi che la capacità di astrarre dell'uomo (o&lt;br /&gt;comunque le sue capacità di pensiero) sia in relazione con esso?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;No. Semplicemente perché non distinguo tra il materiale e lo spirituale. Astrarre significa dividere, bene penso ora sia il momento di unire.&lt;br /&gt;E’ facile rifugiarsi nello spirito, pensare, astrarre, intelligere, e può essere un modo per affrontare od allontanare la paura della morte. Ma la vera sfida è trovare la propria spiritualità mangiando, guidando, lavando i piatti.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Come ti comporti quando i rapporti di stampo sociale indotti dalle&lt;br /&gt;proprie occupazioni lavorative (ma non solo) ti portano a contatto con&lt;br /&gt;individui senza cervello?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Qualcuno afferma che ci sia da imparare da tutti. Qualcuno afferma che non ci sia nulla da imparare.&lt;br /&gt;In ogni caso, prima di perdersi in elucubrazioni sulle perpetrazioni karmiche dico che l’ironia è un’ottima arma, specie quando parliamo con chi non ha voglia di ascoltare, o con chi ha voglia di parlare e basta, o peggio ha voglia di insegnare.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Consideri la tua condizione di "intellettuale" una condizione superiore&lt;br /&gt;o come Einstein rinascendo vorresti fare l'idraulico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Semplicemente bandisco la definizione di “superiore” o “inferiore” dal mio vocabolario, in quanto sottintende una visione gerarchica.&lt;br /&gt;Mi rifugio nei termini “differenza” ed “opportunità”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Quali sono gli individui passati e futuri da cui trai ispirazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Traggo ispirazione da tutti i ribelli, da coloro che non agiscono sottostando alla legge di guadagno e di perdita, da coloro che si interrogano sull’utilità delle regole e del controllo ad esse associato.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Non ti viene mai voglia di piangere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Talvolta l’empatia fa brutti scherzi, e sì, può capitare di piangere.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Lo sai che su google risulta la mia intervista al 5o&lt;br /&gt;posto? &lt;a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;q=intervista+onesto&amp;amp;meta=&amp;btnG=Cerca+con+Google"&gt;http://www.google.it/search?hl=it&amp;amp;q=intervista+onesto&amp;meta=&amp;amp;btnG=Cerca+con+Google&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Prima che arrivi la censura… (&lt;/em&gt;ndr è arrivata, in un qualche modo..)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Ti alzi la mattina per qualche motivo particolare? vorresti dormire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mi alzo perché non ho più sonno, perché sono cosciente che questa è la vita che vivo, ed in un qualche modo va affrontata. Una persona può accettare di vivere in un sistema con determinate regole, vuoi perché non ha la forza di cambiarle, vuoi perché le condivide. Io non ne condivido la maggior parte, ma la strada per il cambiamento è in salita e costellata di ostacoli, e la prima libertà è quella che scaturisce dalla volontà personale.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Q:&lt;/strong&gt; Credi nei rapporti fra persone "eterni"? intesi sia in senso&lt;br /&gt;sentimental-sessuale che affettivo/empatico/amichevole...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’eternità presuppone un concetto di tempo, ma qualcuno ci mostra che il tempo è determinato dai cambiamenti. E’ inutile opporsi ai cambiamenti, perché non c’è nulla che non muti.&lt;br /&gt;Ciò non vuol dire che la temporaneità svilisca le cose, anzi a mio avviso le impreziosisce. La pretesa dell’eternità sottintende quasi sempre un attaccamento viscerale, ed una conseguente paura della morte.&lt;br /&gt;Un mio amico direbbe, “prima o poi anche le tette al silicone della Palmas inizieranno a cadere..”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-116046768552376533?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/116046768552376533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=116046768552376533' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116046768552376533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/116046768552376533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/10/intervista-al-maestro-ching.html' title='Intervista al maestro Ching'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115987911207224215</id><published>2006-10-03T14:36:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:07:28.388+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>emmedivi2006 (il movimento)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog18.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog18.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le cose si possono rileggere in due modi: con le emozioni e con i numeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i numeri si può dire che c’erano circa 300 (trecento sì, da venir matti) partecipanti, primo Chris davanti a Gabri, Alberto e Paolo, mentre tra le donne Stellina si è portata a casa il gruzzolo, con dietro Elena, Claudia e Giò (non vorrei sbagliarmi). Si può dire che c’è stata una miriade di top, tanto da finire i bigliettini, un macello di prese girate su quei c*zzo di parquet (bellissimi, peraltro, non me ne voglia l’Alpina), chissà quante decine di bordi non consentiti brincati dai furboni (ma chissenefrega in fondo, mai mi metterò a fare il birro, per dirla alla Malatesta), e in ultimo ma non in ultimo i molti infortuni, perché anche questi non vanno dimenticati, tra cui le due fratture (Rosy, Barbara, mi dispiace veramente veramente tanto) e le sette e otto distorsioni ed affini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le emozioni però si può dire molto di più, anche se è molto più difficile comunicare.&lt;br /&gt;Quella di Chris che guanta il top della superfinale, tra le urla del pubblico e salendola in un modo mostruoso, dopo avere sbandierato su due merde (e c’è da fidarsi, erano veramente due merdine), e che poi con la gioia di un ragazzino lancia alla folla il sacchetto della magnesite da lassù.. beh chris, meno male che ci sei!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi il Docc che salta ubriaco di qua e di là, che centra un palo mentre camminiamo, che bacia il Gabri alla premiazione, che ci prova con le dolci fanciulle che gli capitano sotto tiro, e poi il Motta che sempre sorridente ed efficientissimo dà la prova di quanto si avvicini all’essere un bodhisattva, e che dire del piede scivolato in finale al Leoncini, c*zzo Paolo che sfiga, nessuno ha capito perché, poi il Nardi -detto Edoarzio- che dimostra di avere una tecnica ed una pazienza impareggiabili, anche con i figli, oltre a tenersi di brutto (bisogna vedere come lui aveva immaginato e salito la superfinale in fase di tracciatura), il fine gara attaccati alla damigiana mentre io cercavo i fondi di polenta, per poi morire arenati come le balene a bere con la congrega del santo alcool monregalese, di cui il bonelli, il Turco, il Borgna, Axel, Kledi e tanti altri.&lt;br /&gt;La mia prima grossa esperienza di tracciatura è stata una figata, che dire..&lt;br /&gt;Ed un grazie vero ai due più grossi cuori del parterre, il Lollo ed il Luis, che mentre tutti magnavano ci hanno aiutati a smontare i blocchi ed a montare le finali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte cose che con i numeri non si possono descrivere, piccole cose forse, ma non sono quelle che ci fanno più sorridere, e commuovere se è il caso, e prendere bene in generale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vabbé, le classifiche e gli altri numeri le lascio ai siti specializzati (anche se segnalo che il grande Gian è arrivato dodicesimo!!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le piccole note stonate, oltre ai quattro furboni prendi bigliettini, il fatto che non sono stato citato manco di striscio nei report ufficiali, ma me ne frega relativamente, la gloria è una merda solo andata, ed infine la gente che chiama i birri alle undici e mezza per il concerto, la nota malinconica ci vuole sempre in fondo, meno male che abbiamo imparato a sbattercene..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il resto è da archiviare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115987911207224215?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115987911207224215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115987911207224215' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115987911207224215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115987911207224215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/10/emmedivi2006-il-movimento.html' title='emmedivi2006 (il movimento)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115925670730601547</id><published>2006-09-26T09:41:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:08:20.440+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Rage Against The Machine</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog17.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog17.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rage against the machine è il nome di una famosa band crossover, scioltasi nel 2000, quando gwb è stato eletto (eletto?) presidente degli stati uniti d’america, forse la band che più ha saputo dare significato alla parola crossover, dal punto di vista musicale, sociale, politico.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ratm.com/"&gt;http://www.ratm.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma rage against the machine è di più. E’ uno slogan, è un urlo, è un promemoria essenziale come dire, non so, qualcosa come..&lt;br /&gt;“ricordati di non essere schiavo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The machine è l’ingranaggio giornaliero della vita, è la moderazione politically correct, è la paura, è il mercato globale, sono le ambizioni di potere, sono i limiti che ci si autoimpone. E’ l’istituzione, è l’ingiustizia, sono i ceppi di un carcerato, è il trusted computing, sono le regole che non capiamo, che non vogliamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la cosa che più colpisce è che sulla copertina del primo cd dei Rage ci sia una foto famosa, la foto di un monaco buddista, un monaco zen vietnamita, un monaco zen vietnamita in fiamme.&lt;br /&gt;Il suo nome era Thich Quang Duc, e la sua storia è quella che forse meglio rappresenta il messaggio della frase “Rage Against The Machine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.quangduc.com/BoTatQuangDuc/18quangduc.html"&gt;http://www.quangduc.com/BoTatQuangDuc/18quangduc.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thich Quang Duc, al secolo Lam Van Tuc, si è immolato l’11 giugno 1963. Come per ogni atto di un monaco zen è superfluo indicarne lo scopo. Il suo è stato un atto e basta, ma un atto di profonda, infinita compassione. Se proprio si vuole cercare una motivazione sociale, o un motore per questa azione, la si può ricercare nella guerra, nel suo paese diviso ed oppresso da persecuzioni sociali e religiose, nelle ingerenze violente da parte di paesi esteri, nella sua gente che si azzannava in nome di divisioni posticce, di bandiere col volto dell’odio, per la sopravvivenza di “the machine”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul sito a lui dedicato si trova una stupenda poesia, l'autore si chiama Drew Logan, mi sono preso la libertà di tradurla (per domino non si intende domino, ma penso si intenda la Vietnam Domino Theory &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Domino_effect"&gt;http://en.wikipedia.org/wiki/Domino_effect&lt;/a&gt;):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno detto che eri un drogato&lt;br /&gt;Ha detto che eri un comunista&lt;br /&gt;Hanno detto che eri solo un vecchio rincitrullito&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla del tuo spirito&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla del tuo coraggio&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla della tua compassione&lt;br /&gt;Pieno centro di Saigon, angolo di Phan Dinh Phung e Le Van Duyet&lt;br /&gt;Mezzogiorno dell’undici di giugno, millenovecentosessantatre&lt;br /&gt;Davanti al mondo intero ti sei immolato.&lt;br /&gt;Lam Van Tuc, il vecchio ragazzo di sette anni&lt;br /&gt;Ha dato la vita sapendo di diventare un monaco&lt;br /&gt;Thich Quang Duc, il vecchio monaco di sessantasette anni&lt;br /&gt;Ha dato la vita sapendo di diventare un santo.&lt;br /&gt;Parlavano di domino&lt;br /&gt;Parlavano di comunismo&lt;br /&gt;Parlavano di libertà&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla sulla guerra civile&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla sui buddisti&lt;br /&gt;Non hanno detto nulla sull’oppressione&lt;br /&gt;Pieno centro di Saigon, angolo di Phan Dinh Phung e Le Van Duyet&lt;br /&gt;Mezzogiorno dell’undici di giugno, millenovecentosessantatre&lt;br /&gt;Davanti al mondo intero ti sei immolato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;je&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115925670730601547?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115925670730601547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115925670730601547' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115925670730601547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115925670730601547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/09/rage-against-machine.html' title='Rage Against The Machine'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115805436080061472</id><published>2006-09-12T11:43:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:09:05.774+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Anima</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog_16.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog_16.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Jerome accuratamente sottolinea:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so perché mi metto a scrivere certe cose.&lt;br /&gt;Riporto, da Repubblicaonline:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Anche gli animali hanno un'anima. Lo sostiene un italiano su due.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Non riporto il testo dell’articolo, ma parla dei risultati di un sondaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo: Anima, da wiki.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Secondo il dualismo platonico e gnostico, l'anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità. Ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia vento, il soffio). Per Plotino l'anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. […]&lt;br /&gt;Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (Perfezione, bene) e Materia (imperfezione, male), l'anima sarebbe stata calata da Dio in un corpo materiale e sarebbe stata contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Finendo qui le citazioni, l’anima nel senso più tradizionale del termine sembra quindi presumere due cose: l’esistenza di un dio e l’immortalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dubbi:&lt;br /&gt;1)l’esistenza di un dio, (non solo mio, direi, come dubbio). Diciamo che l’esistenza di un dio superiore all’uomo metterebbe l’uomo in condizione di inferiorità rispetto ad esso, alimentando ancora il più generale paradigma gerarchico dio-uomo-animali-altro. Sbilanciamoci così dicendo ancora che l’esistenza di un dio, se provata, avrebbe il vantaggio, per l’uomo, di lasciare aperto uno spiraglio per&lt;br /&gt;2)l’immortalità, la quale, se non si ammette l’esistenza di un dio in quanto entità superiore resterebbe nulla più che un dubbio. Con un dio-superiore, invece, si entrerebbe nel classicissimo paradigma del dio-padre-giudice.&lt;br /&gt;3)tornando all’articolo di Repubblica, il dubbio sulla vaghezza della definizione di animale (che, sotto gli occhi di tutti, contiene la stessa radice etimologica del termine anima). Tutti gli animali avrebbero un’anima? Solo qualcuno? Nessuno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Postuliamo ora il principio di eguaglianza, almeno fino ad affermare: dio=uomo=animale (dove però per dio qui si intende qualsiasi entità vivente non percepibile con i nostri sensi, quindi virtualmente non esistente, o virtualmente esistente, cosa cambia poi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuerebbe a permanere così il dubbio 1, risultando a questo punto però insignificante, in quanto questa tipologia di dio non potrebbe garantirci l’immortalità. Il dubbio due non avrebbe più così senso di esistere, in quanto a questo punto l’immortalità ce la potremmo tranquillamente scordare (senza un dio-garante-giudice), tranne invocando un interessante artifizio, di origine induista e ripresa da alcune scuole di buddismo, quale la ruota karmica della reincarnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invochiamolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dio=uomo=animale (e mi fermo qui per semplificare), potremmo quindi finire per “reincarnarci” come dei, uomini o animali, al che l’anima verrebbe trasportata da un’esistenza all’altra (conservando il ricordo? non conservandolo?) e così fino alla fine dei tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo dubbio lo si uccide ora dicendo che il segno = porrebbe sullo stesso piano tutti gli animali, comprese le zanzare. Quindi o l’anima esiste per tutti, o per nessuno. Comprese le zanzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre per il principio di eguaglianza, se l’anima non esiste per l’uomo, non esiste degli dei, e nemmeno per gli animali. E ci dovremmo accontentare di questa vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lascio perdere eventuali soluzioni “discrete”, quali artifizi del tipo -una massa cerebrale che supera una certa soglia potrebbe implicare la presenza dell’anima-, -l’estensione del principio di eguaglianza al mondo inanimato implicherebbe ulteriori ampliamenti del concetto di anima (sfiorando così l’animismo)-, ecc..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il perché dell’anima forse rimane l’aspetto più semplice sul quale dibattere, ovvero quest'eccezionale invenzione (o supposizione) ci permetterebbe di porci con più sicurezza di fronte al dubbio 2, spostandoci più o meno lievemente dalla parte dell’immortalità-sì e lenendo così lievemente la paura della morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per toglierci da incredibili complicazioni, forse la soluzione più semplice sembra infine essere quella di scordarci l’anima in generale, e prepararci all’ineluttabilità della morte. O ammettere una definizione il più possibile generale di anima, e prepararci alla nostra prossima vita da zanzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;je&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115805436080061472?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115805436080061472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115805436080061472' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115805436080061472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115805436080061472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/09/anima.html' title='Anima'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115692688042081981</id><published>2006-08-30T10:18:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:09:30.083+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><title type='text'>Intervista ad Onesto...</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog15.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog15.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ovvero ciò che più dista dall'uomo medio, almeno come lo definisce lui.&lt;/strong&gt; Purtroppo questa intervista è avvenuta via email, non ho avuto così tempo di spiegargli cosa intendevo esattamente con tutte le domande. Il senso delle stesse comunque non gli è sfuggito (e figurarsi...), quindi buona lettura, e grazie honest!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Beh Onesto, innanzitutto, parlami dell'uomo medio..&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;-Gran brutta bestia! devo ammettere che parti subito dalle domande difficili, ma del resto come si potrebbe mandare avanti l'umanità` altrimenti? Siamo un po' tutti uomini medi, nel senso che facciamo parte di quel campione statistico che da forma alla nostra società. Siamo egoisti con noi stessi, generosi con il diavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-La presenza di un Dio ti inquieterebbe?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Perché mai giovane? La nostra presenza inquieterebbe forse Dio? l'idea di una entità superiore quale un Dio, più dei, il karma, la figa si pone come dogana della razionalità: arrivato all'estremo confine dello spiegabile razionale anche l'uomo medio, anche il panettiere giunge a chiedersi "che cazzo vivo a fare?". Purtroppo la scienza non può (almeno penso io) rispondere a questa domanda: polvere siamo e polvere ritorneremo; a meno che questa venga assimilata ad una risposta all'atavica domanda, penso che il 99% delle persone lo accoglierebbero con un laconico "ma tu sei fuori!".Per attenermi alla domanda posta, personalmente sono indifferente alla presenza eventuale di un Dio e quindi questo non mi inquieterebbe, ma spieghiamoci meglio: ma Dio che scopo ne avrebbe avuto nel crearci? Per farsi venerare? perché a me pare proprio che in tutte le religioni sia proprio questo il punto fondamentale: la venerazione; non gliene frega nessuno dei dogmi della fede, della transucammazione, del concilio di Nicea, l'importante è credere in Dio, "Dio è con noi" avevano scritto i nazisti sulla fibia della cintura, non importa se poi neanche il diavolo si comporterebbe come questi fottuti adoratori! Dio non poteva già crearci con insito il dogma del credo? che me ne faccio del libero arbitrio se tanto poi vengo giudicato senza appello? "Basterebbe seguire le regole del libro sacro" mi sento già controbattere, ma caro interlocutore, riferendomi alla Bibbia, come può un testo scritto da persone ignote, aggiornato ogni tot anni per adeguarsi ai tempi, composto nella sua parte più' moderna da un impero romano che decise di accettare come facenti parte del testo solo 4 dei 30 vangeli che circolavano ai tempi, potersi ergere ad istituto morale di una certa religione nel terzo millennio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Credi nel socialismo?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Partiamo prima di tutto da cosa significa socialismo: prendo spunto dalla Wikipedia[...]Il socialismo si oppone inizialmente al liberalismo classico, che postula il liberismo in economia, chiedendo invece la nazionalizzazione o la socializzazione di tutte o parte delle attività economiche e dei mezzi di produzione. Contesta l'idea delle neutralità delle istituzioni statali rispetto alla lotta di classe e si batte per un mutamento del ruolo dello Stato o, addirittura, nella versione avanzata da Karl Marx e ripresa dall'anarchismo, per la sua eliminazione.[...]Poi sorge spontanea la domanda: credere cosa significa? credo che il socialismo possa "trionfare"? credo che la società necessiti di un cambiamento? credo che il socialismo possa rappresentare il cambiamento auspicato per una giustizia sociale? Io penso che il mondo odierno sia fondato sull'ingiustizia e sull'ineguaglianza e vuoi perché faccio parte della "minoranza oppressa", vuoi perché lo reputo un sistema idealmente sbagliato penso che vada cambiato; il modo per farlo è probabilmente la domanda più interessante, ma qui finiamo sul penale....&lt;br /&gt;Leggetevi questi: &lt;a href="http://www.polyarchy.org/essays/italiano/socialismo.html"&gt;http://www.polyarchy.org/essays/italiano/socialismo.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Secondo te, la rivoluzione è un atto necessario? E, più in generale, come ti poni di fronte alla violenza?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Se l'umanità` o in generale un popolo desidera` "crescere" e questo penso significhi autodeterminazione e libertà` nel poterlo fare, allora e` necessario un cambiamento radicale dell'impostazione della società attuale: una rivoluzione appunto! Nella attuale configurazione della società` democratica dove mi/ci troviamo a vivere è una farsa istituzionalizzata, la democrazia, come il socialismo reale, ha espresso in questi anni i propri limiti più' forti: la nostra vita e` dominata ad ogni livello da realtà` che si sono distaccate totalmente dalle pratiche reali della gente: basti pensare al consumo di droghe quali la Marijuana o l'hascisc che pur essendo consumate da una larga parte della popolazione si ritrovano ad essere vietate in quanto la società` civile le ritiene dannose al quieto vivere, peccato che nessuno e` mai deceduto da consumo da THC (e` probabilmente questo non avverrà` mai se non facendosi colpire con un blocco da 50 Kg di Afgano) mentre l'alcool viene venduto tranquillamente senza problema alcuno in quanto ormai e` nella cultura moderna (forse perché' in Italia e` pieno di vigne, mentre di Marijuana ne coltivano ben poca nonostante l'origine del nome "Canavese"). Purtroppo questo si allarga a tutti i settori della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-È vero che sei ingrassato?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Secondo la mia bilancia si, deve essere merito dell'opulenza che cerca di conquistarmi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Escludi la presenza di entità sovrannaturali, magari inorganiche? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi spieghi come una entità sovrannaturale potrebbe essere organica? se ti riferisci all'anima dei morti o simili, posso solo affermare che la mia anima da scienziato le escluderebbe, tuttavia ho spesso sentito parlare di avvenimenti contro il razional-pensiero che mi hanno messo dei dubbi... non ho la dimostrazione che non esistono di conseguenza diciamo che non la escludo, inorganiche o no...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-La scienza, secondo te, fino a che punto si può spingere?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Diciamo che non capisco in che senso, forse puo` arrivare a spiegare se stessa (chissa` cosa ne penserebbe Goedel...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;-Preferisci la Palmas o la Canalis?ù&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Trattandole tutte e due come prodotti industriali della demagogia sessuale, posso dire di preferire di più' la Palmas in quanto l'essersi rifatta il seno a 2x anni significa che e` proprio tr...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;------------------------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;"L'anarchia economica della società capitalistica, quale esiste oggi, è secondo me la vera fonte del male. Vediamo di fronte a noi un'enorme comunità di produttori, i cui membri lottano incessantemente per privarsi reciprocamente dei frutti del loro lavoro collettivo, non con la forza ma, complessivamente, in fedele complicità con gli ordinamenti legali."&lt;br /&gt;A. Einstein&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115692688042081981?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115692688042081981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115692688042081981' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115692688042081981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115692688042081981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/08/intervista-ad-onesto.html' title='Intervista ad Onesto...'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115199717862310163</id><published>2006-07-04T09:11:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:10:07.156+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Il dentro ed il fuori</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog14.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog14.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un flacone di bagnoschiuma in equilibrio sul sottile stipite della doccia. Lo prendi, lo posi, lui cade e non puoi che maledire la sorte. Ti tocca, tutto marcio, tirarlo su prima che se ne versi, nella doccia o peggio al di fuori, sul pavimento antistante ad essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l’acqua insaponata negli occhi o bagnando tutto il pavimento. Non hai scampo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’uomo a questo punto può andare avanti, riflettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è il baricentro del flacone pieno? Supponiamo per semplicità che sia un perfetto cilindro a base circolare, od ellittica, approssimazione comunque verosimile. Quand’è pieno il baricentro si trova a metà altezza del flacone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvia considerazione: il flacone è stabile quanto più si trova in basso il suo baricentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema-bagnoschiuma è composto da due parti: il flacone esterno ed il liquido interno. Il baricentro del contenitore si trova quindi e sempre a metà altezza circa, mentre il baricentro del fluido si trova a metà altezza (lo consideriamo a densità costante) della quantità di liquido presente in quel momento nel flacone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se, come ho detto, il flacone è pieno, i due baricentri coincidono, a metà altezza. Quando inizia a svuotarsi, il baricentro del liquido inizia ad abbassarsi, e con esso anche il baricentro dell’intero sistema. Ma non per sempre.&lt;br /&gt;Quando il bagnoschiuma sarà finito, infatti, il flacone sarà vuoto, ed il suo baricentro sarà nuovamente a metà altezza del contenitore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orbene, qual è l’altezza magica in corrispondenza della quale il baricentro del sistema è più basso, la struttura quindi più stabile, ed io posso stare più tranquillo nell’appoggiare il flacone sullo stipite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come un vortice mi assale una metafora della vita: se ci si preoccupa solamente dell’involucro, la struttura sarà molto instabile; se ci si preoccupa invece dell’aspetto interiore, del contenuto, starà instabile ugualmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il trucco sta nel trovare il massimo equilibrio, che si trova in un punto difficilmente calcolabile, e continuamente mutevole. Un punto che compendi l’influenza del contenuto e del contenitore. Perché il sistema è inscindibile, ed entrambe le parti sono importanti.&lt;br /&gt;Un’alterazione della quantità del contenuto porta uno squilibrio del tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma esisterà veramente un contenitore ed un contenuto, o è un’immane presa per il culo?&lt;br /&gt;Uno squilibrio può implicare una caduta, ma una caduta verso dove?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115199717862310163?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115199717862310163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115199717862310163' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115199717862310163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115199717862310163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/07/il-dentro-ed-il-fuori.html' title='Il dentro ed il fuori'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115132857517930590</id><published>2006-06-26T15:26:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:10:42.386+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Scrivere della vita e dell'immaginazione...</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog13.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog13.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo l’avidità ed il ritmo frenetico della società del consumo della quale faccio parte fa sì che il mio tempo sia limitato, talvolta concentrato in un’autodifesa circoscritta per non subire dipendenza alcuna né farmi travolgere dalla sindrome dello schiavo inconsapevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora mi nutro della libertà che ho a disposizione, di quella che non si vende al discount anzi non si vende proprio, e attendo di trovare quel tempo, seduto sul balcone di casa mia accanto al bonsai che cresce abusivo direttamente dal pavimento del terrazzo, sfidando ogni legge della natura nonché questo caldo porco, nel quale inforcare la biro e cercare di utilizzare l’inchiostro nero con la massima originalità diviene spontaneo come lo scrosciare di una cascatella di un torrente di montagna, dove l’acqua non si trattiene in alto, ma si lascia dondolare fragorosa verso il basso e verso la sua destinazione. Così l’inchiostro può trasformare una macchia in una testimonianza permanente di una vita impermanente, in un linguaggio codificato e limitato che pur tuttavia può trascendere il suo scopo, i suoi limiti, il luogo che descrive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per scrivere io intendo portare avanti “Cinque stelle”, che come primo intento volevo comparisse “a rate” sul blog, ma l’intenzione supera la ragione, e devo desistere. Lo continuerò accanto al mio bonsai, senza fretta, respirando l’aria buona della mancanza di vincoli alcuni. O nel caos onirico.&lt;br /&gt;Ma sono fiducioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo uso il blog in quanto blog, e mi lancio nella nuova avventura delle interviste, dopo quella a Rocco avvenuta in un estatico pomeriggio di primavera. La prossima vittima sarà Onesto, ed a differenza di Rocco lui risponderà alle domande senza passare attraverso il mio filtro cognitivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo la ricerca della mia personale libertà è passata anche di qui: &lt;a href="http://www.buddhanet.net/"&gt;http://www.buddhanet.net/&lt;/a&gt; dove c’è tantissimo materiale da scaricare (libri su libri), solamente in inglese però, maledetti imperialisti! (i sogghigni…)&lt;br /&gt;Ad esempio ventisei (ventisei!) libri sul Mahayana! E da lì si arriva pure qui: &lt;a href="http://www.sanrin.it/"&gt;http://www.sanrin.it/&lt;/a&gt; !! Direttamente da Lucio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si può poi cuocere il cervello passando di qua: &lt;a href="http://www.michaelbach.de/ot/mot_adapt/index.html"&gt;http://www.michaelbach.de/ot/mot_adapt/index.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona cucina,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115132857517930590?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115132857517930590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115132857517930590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115132857517930590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115132857517930590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/06/scrivere-della-vita-e.html' title='Scrivere della vita e dell&apos;immaginazione...'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115072872182258762</id><published>2006-06-19T16:48:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:11:13.128+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sogni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Lucid dreaming</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog12.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog12.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;strong&gt;sogno lucido&lt;/strong&gt; è semplicemente il sogno nel quale si diviene consapevoli di stare sognando.&lt;br /&gt;Scrivo questo perché proprio l’altra notte mi è capitato il più lucido e cosciente sogno della mia vita (stupore…) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è solo una personale introduzione all’argomento, potrei anche prima o poi descrivere il sogno, mi ha aperto delle porte che non pensavo nemmeno esistessero (incredulità…) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scoperto i sogni lucidi leggendo i magici libri del &lt;strong&gt;Castaneda &lt;/strong&gt;vari anni fa (li ho letti tutti, evviva il fanatismo…). E’ stata un’esperienza straordinaria. Incredibile immaginare che i sogni si possano gestire, comandare, vivere consapevolmente quasi fossero un’altra vita. Faccio una breve introduzione al sogno lucido. E vi garantisco, è tutto vero, non è fantascienza, ho provato tutto sulla mia pelle. Solo, non bisogna avere fretta.&lt;br /&gt;Per un po’ di bibliografia, vi consiglio di leggere “L’arte di sognare” di Carlos Castaneda, una pietra miliare. Oddio, è romanzato, almeno credo, ma la cosa incredibile è che le sue tecniche, almeno quelle che ho provato sulla mia pelle, funzionano. Quindi perché porsi il dilemma che si pone ogni lettore non lobotomizzato di Carlos: -Sarà vero o sarà tutta invenzione?-.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fondo i suoi libri spingono nell’unica direzione che amo, ovvero la ricerca della libertà personale. E non c’è nulla che fa sentire più liberi della capacità di gestire a piacimento il &lt;strong&gt;corpo di sogno&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;No, non sono alla quindicesima canna. Per corpo di sogno intendo il nostro corpo, quello che ci sentiamo addosso nei sogni.. Non vi è mai capitato di sentirvi impacciati a muovervi nel sogno, a correre, a parlare, come se il corpo non vi appartenesse? Bene, è solo questione di abitudine, di pratica, di volontà, come tutto nella vita. Lo chiamo imparare a gestire il corpo di sogno, nessuna pratica magica, nessun fricchettonismo new-age: solo una potenzialità in più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sitografia, si può leggere in inglese il sito del Lucidity Institute, a Stanford, &lt;a href="http://www.lucidity.com/"&gt;http://www.lucidity.com/&lt;/a&gt;, dove addirittura emeriti professori fanno ricerche sui sogni lucidi. Hanno persino inventato un aggeggio, il NovaDreamer, in grado mentre si sogna di mandare dei lampi di luce, i quali vengono percepiti dal dormiente, che vedendoli realizza di trovarsi in sogno, comprendendo così che è il momento di divenirne consapevole e di provare a gestirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui uno dei punti fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So per certo ora che una parte di attenzione viene &lt;strong&gt;trasmessa&lt;/strong&gt; dalla consapevolezza normale, quotidiana, a quella del sogno. Se io penso –stanotte nel sogno se vedo un lampo di luce devo comprendere che sto sognando- e lo penso una, due, venti volte, magari non stanotte, non domani notte, ma prima o poi questa informazione passa dalla coscienza normale alla indisciplinata coscienza del corpo di sogno. Allo stesso modo, se io voglio voglio voglio sognare una certa persona, un certo luogo, o solamente avere un sogno lucido posso stare sicuro che la o lo vedrò o vivrò un sogno lucido. Sperimentato sulla mia pelle, e sulla pelle di gente che conosco molto bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è anche un sito italiano che ho trovato il quale sembra interessante, si chiama &lt;a href="http://www.sognilucidi.it/portale/"&gt;http://www.sognilucidi.it/portale/&lt;/a&gt; , sembra ben fatto ma non garantisco, l’ho trovato da poco. Ho sempre paura di quella derive new-age filo-superstiziose che invece di donare libertà ne tolgono, portando sulla tortuosa strada in discesa del fanatismo. (ehi ma tu...)&lt;br /&gt;C’è anche una pagina di wiki in inglese, &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lucid_dream"&gt;http://en.wikipedia.org/wiki/Lucid_dream&lt;/a&gt; , ed una un po’ meno esaustiva in italiano &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sogni_lucidi"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Sogni_lucidi&lt;/a&gt; .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose che più mi piacerebbe riuscire a compiere sognando lucidamente nel futuro sono, e qui è vietato ridere: -&lt;strong&gt;trovarmi&lt;/strong&gt; in sogno mentre dormo nel mio letto&lt;br /&gt;-cercare determinate persone nel sogno, e vedere se è possibile o fantascientifico il &lt;strong&gt;cercarsi&lt;/strong&gt; reciprocamente in sogno (sembra possibile da alcune ricerche di lucidity)&lt;br /&gt;-(qui si va nel fantastico vero e proprio) provare in sogno a &lt;strong&gt;modificare&lt;/strong&gt; oggetti nella realtà (lo so non ci credo neanche io, ma perché non provare? E se Castaneda avesse ragione?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro, anche nel buddismo &lt;strong&gt;Vajrayana&lt;/strong&gt; a quanto mi risulta vengono utilizzate tecniche di sogno lucido, e questo aumenta ancora la mia curiosità, anche se da buon estimatore di zen non credo in tecniche particolari per raggiungere l’illuminazione, anzi come dice Dogen, &lt;strong&gt;forse non c’è nemmeno illuminazione&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al buon lettore..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115072872182258762?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115072872182258762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115072872182258762' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115072872182258762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115072872182258762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/06/lucid-dreaming.html' title='Lucid dreaming'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-115011718670596422</id><published>2006-06-12T14:46:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:11:44.882+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Reclaim the streets 2006!</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog11.0.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog11.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog11.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog11.0.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ una tranquilla sera di mezza estate quando, armato del giusto spirito sovversivo, passo a prendere Lele a Mondovì. La destinazione è un luogo semisconosciuto di Torino. Partiamo, belli e dannati. Stasera si fa la rivoluzione. E noi non mancheremo.&lt;br /&gt;Il primo inconveniente istituzionale viene oramai a Torino, in una tappa intermedia per prendere due amici rivoluzionari. Uno arriva, l’altro tarda. Lo precede la polizia.&lt;br /&gt;-Documenti- e si chiudono dentro.&lt;br /&gt;Il nostro antagonismo sale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto perdono cinque minuti dietro quel pezzo di carta che ci identifica e di etichetta agli occhi dello Stato proteiforme che tutto permea e che sguinzaglia i suoi mastini per fare sì che l’ordine venga tristemente e rigidamente rispettato anche a scapito della felicità, pezzo di carta rappresentato in quella sede dalla carta di identità del Lele, sfogliata con occhi assatanati dalle tute nero-blu manco fosse una rivista porno..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il nostro antagonismo sale ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Dove andate ragazzi?-&lt;br /&gt;-Mah, pensavamo di fare una capatina ad un raduno di arrampicata sui palazzi, ovviamente abusivo, per riprenderci le strade e la nostra libertà!-&lt;br /&gt;..mi balena in testa, ma: -Niente, aspettiamo un nostro amico di Torino, per uscire un po’-&lt;br /&gt;-Dove?-&lt;br /&gt;-Eccheccazzovenefrega?- ma ancora mi trattengo&lt;br /&gt;-Murazzi- dico, con aria fragile.&lt;br /&gt;(le risate..)&lt;br /&gt;-Buona serata, ragazzi, e fate attenzione giù ai Murazzi-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E si va, accontentandosi di fare la figura dei tre barotti cuneesi in cerca di divertimento facile nella grande città, vestiti di cenci da montanari. Meno male che non hanno visto i crash pad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora siamo pronti all’atto sovversivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti saremo? 100? 150? 200?&lt;br /&gt;In un attimo siamo attaccati a giochi per bambini, cartelloni per la pubblicità, muri cadenti ed addirittura fontane. Divertente, sì, divertente, e curata l’organizzazione, con mappa dei blocchi (tantissimi, impossibile provarli tutti in due ore), maglietta, informazioni accurate..&lt;br /&gt;Forse è un po’ dispersivo, ma in fondo che si vuole, più ordine? Ma per piacere… Da ricordare il cartellone di quattro metri e mezzo, il lancio storto alla finestra, la rimonta del tubo del gas, il lancio impossibile sullo spigolo dove ho lasciato due etti di pelle con le dita a perdere nei fori dei mattoni.&lt;br /&gt;Tre i settori, tantissimi i passaggi, bell’entusiasmo generale. In giro per le strade di Torino con i crash, chi l’avrebbe mai detto?&lt;br /&gt;La finale è il punto d’incontro, di aggregazione di questa massa pulsante, ed anche se io appena la vedo mi metto le mani nei capelli (aaaarrggghhh.. una placca!) abbiamo la sorridente Anita Manachino che la toppa per prima, portando a casa la prima vittoria ad uno SBC di una donna. Finalmente un po’ di vero potere al femminile! Emma Goldman sarebbe contenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti acclamano, la serata SBC finisce al pub, mentre io ed il compare inforchiamo la strada a pagamento col pedaggio che aumenta sempre di più alla faccia dei taxpayer, e torniamo sui nostri monti, così alle due e mezza davanti ad una birra sentiamo che è bello riprendersi la città, anche se la città non è nostra, noi non ci viviamo, rudi montanari quali siamo, e nonostante sulle rocce nude e dure siamo più felici forse questo è un bel momento, c'è un vero movimento, tutti insieme a scalare due muri con sopra scritte sovversive, sperando che il nostro ego non crei ulteriori gerarchie, anche all’interno del nostro spazio dedicato al divertimento.&lt;br /&gt;Il bello è stato essere là, tutti uguali davanti ad un muro, ad urlare non slogan –anche se un po’ mi sarebbe piaciuto-, ma solo incitazioni, per poi buttarsi a provare, il tutto con un minimo comune denominatore da favola, l’arrampicata.&lt;br /&gt;Che per definizione è anarchica, e le regole le scegli come vuoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;jerome&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-115011718670596422?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/115011718670596422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=115011718670596422' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115011718670596422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/115011718670596422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/06/reclaim-streets-2006.html' title='Reclaim the streets 2006!'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-114673617766265399</id><published>2006-05-04T11:46:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:12:18.899+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>Polvere e pagine strappate - Racconto</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog10.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog10.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Seicento meno duecentocinquanta uguale trecentocinquanta. Trecentocinquanta diviso trenta fa poco meno di dodici euro al giorno. Tirando la cinghia ce la posso fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo fu il primo pensiero che mi balenò quando misi piede nella casa. Certo avrei dovuto fare attenzione ai controllori sull’autobus, ma se avessi sottratto altri quarantacinque euro di abbonamento mensile me ne sarebbero rimasti qualcosa come trecentocinque, quindi due pasti al giorno con dieci euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il trovare quel lavoro, in uno dei più frequentati cocktail bar della città, sottopagato quanto basta ma sufficientemente sicuro e stabile non aveva prezzo. Il restituirmi la mia dignità di uomo, essere unico, solo ed indissolubile, con la sguardo rivolto all’orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero fuggito da una città ancora più grande, grande abbastanza da sembrare di non finire mai se non quando tutti vogliono che finisca, quei primi giorni di agosto quando tutti si mettono in viaggio per dove non importa ma andiamo via, la città da cui ero fuggito mille e mille volte con l’unico sorriso che avrei voluto accanto. Stringendo mentre guidavo l’unica mano che mai avrei voluto stringere. La donna che mai e poi mai avrei potuto dimenticare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quante sere volli pensare che lei fosse ancora viva, e cercai di immaginarmela con gli occhi neri e le ciglia lunghe che guardavano il mondo con l’innocenza di un infante, dimentiche di tutto il passato, dimentiche di me, per qualche assurdo incantesimo malvagio, o semplicemente per un gioco sadico del destino. Qualsiasi incantesimo migliore di una lapide gelida in un cimitero, una lapide sulla quale non avere nemmeno il coraggio di piangere, sospirare e gettare improperi al cielo, così per tutti i giorni della mia vita.&lt;br /&gt;Ed io fuori da quel maledetto cancello nero, orario di apertura dalle otto alle diciannove, tutti i giorni compresa la domenica, non c’è vacanza nel regno dei morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che era morto in compagnia di lei era l’amore, perché dentro di me non ci sarebbe più stato spazio per sorrisi e commozione, per ammiccamenti e serate in perizoma. Non senza lei, andata via per sempre, salutandomi gentilmente e con quella maledetta bastarda ombra che accompagna chi sta per morire. E che noi vediamo solamente nei nostri ricordi, dopo la scomparsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Celebrai il funerale della mia capacità di amare una donna, la cerimonia di addio alle illusioni, l’ultimo saluto di quella città grande grande ma troppo piccola per la mia tristezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mi ritrovai in una città molto più piccola, vuota ma efficace per rimarginare parte delle mie ferite, perlomeno quelle indispensabili per parlare con gli altri, quella città col centro storico troppo caro per poterci vivere, quella città con quei locali così trendy, vecchi e nuovi allo stesso tempo, vivi della storia che si fonde con uno sguardo profondo ed immancabile ad un futuro gravido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella città in cui lei era troppo lontana per esistere, ed io troppo occupato a mangiare due volte al giorno con meno di dodici euro, impomatandomi la sera per poter sembrare l’ultimo di coloro che lavorano solamente per essere al centro, al centro di una movida che centro non ha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quella casa vecchia, a quarantacinque talvolta più minuti e due autobus dal mio bancone, dallo shaker, dalla consolle che spara deep house con la sola missione di annebbiare i sensi e liberare le menti nelle sere in cui bisogna, è necessario divertirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivevo al primo piano, in mezzo ad orti e nuove case, in una villetta cadente costruita da contadini quando ancora si pensava che la città mai avrebbe potuto avere una periferia, e tanto meno una cintura. Una casetta anomala, piccola, bassa, con un piano terra adibito a grande ripostiglio di oggetti non miei. A magazzino. A pattumiera. Questo è quello che pensavo prima del giorno in cui trovai i libri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libri, libri su libri su libri su libri, decine di autori e chilometri di polvere, testimonianze di una vita passata, superata, sfogliata nelle sere d’inverno. Fui tramortito da tanta cultura. Io avevo rinunciato a studiare molto presto, assorbito nella vita di chi proprio una casa non la vuole avere, una casa in cui restare fermo a leggere per ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora così, senz’altro domandare, mi trovavo ad avere una ricchissima biblioteca, ricca di polvere e di pagine strappate, anche se il giallo della carta mai avrebbe cambiato di una virgola il contenuto di quelle scatole delle magie.&lt;br /&gt;E allora cene saltate per leggere, immerso nell’astrazione degli acari, costruendo il mio linguaggio e la mia mente, serate a lavoro interpretate col disgusto dei maestri della beat generation, annaffiando il tutto con una maledetta voglia di vivere, ed annacquando il mio entusiasmo col ventoso empasse di chi ha sofferto, a cui la morte ha fatto visita in passato per saldare il conto coi sentimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedevo lei ad ogni passo, viva sorridente e leggiadra, ma sempre più leggendola al buio della disillusione che solamente Schopenauer può fornire, o con l’ombra adagiata sul cuore a cui una partecipe lettura di Montale non può non condurre, conducendoci per mano sul mar Ligure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi accorsi che il mio misterioso predecessore aveva gusti rivoluzionari, così mi immersi, chiuso il conto quotidiano col bancone, in una consapevole lettura del Capitale e delle opere di Marx commentate, per risvegliarmi poche ore dopo con le poesie di Garcia Lorca e di Rafael Alberti, e passai ore ad immaginarlo in fuga da covo a covo, seminando parole di libertà e di rivoluzione. Riuscii addirittura a sentirmi parte di un movimento, nonché l’anima ed il bibliotecario di una sollevazione prossima ventura, sopra le rovine di un mondo ormai logoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lui, l’inquilino, fuggito in fretta dalla casa, la casa in cui aveva coltivato le sue radici sovversive, la casa nella quale aveva progressivamente tagliato i fili che lo legavano all’autorità, agli altri e a Dio stesso. Poesia, prosa, commedie, saggi politici, guide su guide turistiche. Divisi tutto in pile separate, alternando in mano mia romanzi, sillogi poetiche e saggi, e sentendo in me crescere il coraggio. Coraggio di affrontare la vita con la sfrontatezza di un Rimbaud, con la stravaganza di un Oscar Wilde, proprio io che mi ero sempre atteggiato come colonna portante del dolore, ovviamente dopo la scomparsa di lei.&lt;br /&gt;L’angoscia di essersi aperti all’amore, e trovati vulnerabili alla morte divenne un sogno di una notte di mezz’estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a quando non ce la feci più, e con la fortuna che un tardo pomeriggio primaverile sa concedere mi feci dire dalla anziana madre del proprietario chi aveva abitato quella casa in passato. Chi era il cospiratore, l’ultimo uomo libero, il poeta coautore della mia vita. Ed ebbi un nome.&lt;br /&gt;Ebbi un nome, e presto anche un indirizzo. Non si era quindi dato alla macchia, il maestro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ansia di conoscere, di avere una guida. Il sapere con esattezza che noi non siamo nulla, ma un saggio può condurci al di là del conoscibile, in quella terra di nessuno che è la libertà. La pila dei romanzi era sicuramente la più alta, una torre di Babele di fantasia e conoscenza che rasentava il metro e mezzo. Dovetti dividerla in due, e ben presto la mezza pila dei libri letti superò quella delle mie pagine future. La pila delle guide turistiche sì, quella rimaneva le più polverosa.&lt;br /&gt;Una sera impiegai un paio d’ore a rimettere a posto un saggio del pensiero di Sant’Agostino. Gli feci ritrovare un ordine. Con del nastro adesivo riacquistò una vita propria, ed io la succhiai goccia dopo goccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere tanto ti cambia. Ti catapulta nella vita reale in maniera prosaica, finché tutto diviene l’episodio di un racconto. Il litigio di due fidanzati al pub, la rissa tra spacciatori nell’angolo di una piazza settecentesca. Un soggetto strano che parla ad alta voce da solo sul bus. La mia storia, la storia della mia perdita divenne il pezzo clou di un libro di memorie. Le luci della città furono un affresco su di una guida turistica, o la descrizione subitanea di un prigioniero in esilio. Il tutto raccontato per incisi, soffermandosi su particolari, lettere nere su di un foglio immacolato. Enfatizzato, perché la realtà va a braccetto con la noia. L’estensione del mio battito cardiaco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino al paragrafo in cui la storia svelò i suoi connotati, pioveva ed io mi trovai solo dinanzi al cancello nero di una villetta. Decisi di non entrare, ma nulla mi impedì di spiare tra le siepi. Il mio maestro era lì, come la scena di un telefilm che non c’entra nulla con la vita, in cui il buon padre di famiglia spinge uno dei suoi due bambini sull’altalena, poi si volta, risponde al cellulare, contratta animosamente e prende un foglio dalla sua Mercedes nera. Non c’era più nulla della letteratura socialista, dei romanzi beat, della rivoluzione imminente e consapevole. Solamente polvere, polvere nelle mie mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu un dramma. Non avere un maestro è un dramma. Non avere più con me il maestro. Solo, nuovamente solo, in una vecchia casa. L’ultimo atto di una tragedia. Prima di capire che in realtà un maestro altro non è che la materializzazione del fantasma di colui che ha vinto le nostre paure. E quando ci si ritrova di fronte alla morte, allora si sta rinunciando a tutto, quindi tra il farla finita ed il ricominciare non v’è differenza alcuna. Ed anche se il mio mentore era un dirigente di banca, in realtà io rappresentavo la libertà, il non avere nulla e il non attendersi nulla, nonché l’assecondare chi mi parlava con trasporto di ciò da cui non avrebbe mai potuto prescindere. Giunsi a pensare che ognuno adorava le sue catene ed io, accidentalmente senza guinzaglio, fungevo da involontario baluardo dell’isola senza autorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Portavo con me metri e metri di libri, polvere e pagine giallognole in grado di far detonare sezioni cerebrali assopite da drogaggi lenti ed inesorabili opera della quotidiana sopravvivenza, e smisi di fuggire. Shakeravo cocktail sotto luci patinate, intense ed estemporaneamente vuote, fino a quando un fuoco fatuo mi urlò addosso, e fu un morso che spremette lo stomaco e lacerò l’intestino, una frattura nel centro nevralgico del mio cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei non era morta, ma il suo era stato un tragico atto di scelta: lei aveva abbandonato me ad un destino bizzarro, sputando dietro di sé, nell’unica direzione in cui potevo seguirla, un fiume ghiacciato, costituito da un’impercorribile indifferenza, lasciandomi nudo, nel cuore e nell’animo, esposto alle intemperie angosciose del mondo. Per correre lontano con un altro uomo. Ed io, solo, non potei altro che pensare lei, morta, nella terra che l’avrebbe consumata, lentamente e senza pausa alcuna, nei secoli e nei millenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quel giorno splendeva un nuovo sole, per quanto composto di luci chimiche e di musica assordante, con un nucleo vivo di pagine e pagine di storie, riflessioni, deduzioni, impilate nella mia cantina e nel mio lobo temporale. Per darmi una vita vera, ben lucidata, trasparente. Come gli occhi di colei che stavano incrociando i miei, a pochi metri, quando protetto dal bancone lasciai che il presente ed un improbabile futuro mi illuminassero e riuscissero a saziarmi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-114673617766265399?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/114673617766265399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=114673617766265399' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114673617766265399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114673617766265399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/05/polvere-e-pagine-strappate-racconto.html' title='Polvere e pagine strappate - Racconto'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-114414490538759322</id><published>2006-04-04T11:58:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:12:44.849+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><title type='text'>Intervista a Rocco, il mio cane. Argomento libero, in luminoso  pomeriggio di marzo. Parte 2</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog9.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog9.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;P- Esattamente. Cosa pensi, da animale non vittima di macellazione, della scelta di non nutrirsi di animali?&lt;br /&gt;R- Beh, innanzitutto esistono mille tipi differenti di macellazione. Abbandonare un cane per strada dopo che ha vissuto tutta la sua vita con degli umani è lasciarlo alla macellazione, ad esempio, la fagocitazione da parte di una società “dell’ usa e getta”.&lt;br /&gt;Per entrare nello specifico della tua domanda, in realtà ogni scelta dettata dall’amore e dal buon cuore delle persone è una scelta da ammirare. Se voi esseri umani potete vivere tranquillamente senza la carne, così come possiamo noi cani, e potete scegliere di non nutrirvi di carne, perché nutrirsene allora? Io personalmente continuo a non capire questa differenza tra animali “commestibili” e non, fa parte di un retaggio culturale, differente in ogni società, ma se qualcuno vuole vedere qualcosa di assoluto in questo allora cade in errore, classifica, forma gerarchie, ricade nel modello antropocentrico di cui parlavamo prima, ovvero l’uomo al centro e tutto il resto che gli gravita attorno: noi cani che gli gravitiamo attorno su di un’orbita particolarmente vicina, le cosiddette bestie da macellazione un po’ più lontane, gli insetti ancora più lontani..&lt;br /&gt;Con questo capisco benissimo un essere umano che cacci per sopravvivere, che cacci per sfamare sé stesso e la sua famiglia, ma la vostra società è così complessa che modelli così semplici non esistono più. E’ tempo che si comprenda la parità tra tutti noi animali, la parità tra noi animali e l’animale uomo, tra l’uomo ed ogni singola cosa sulla terra. Questa secondo me può essere evoluzione.&lt;br /&gt;Ho fame, tra l’altro, e penso che dopo questa intervista mi spetti di diritto almeno un biscotto..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Questo è sicuro. Ma ti chiedo di pazientare ancora. Tocco l’ultimo, grande argomento: tu credi in Dio?&lt;br /&gt;R- Aspettavo qualcosa del genere. Con tutto il rispetto per voi uomini, io non comprendo ciò che voi intendete con il termine Dio. Ma butto lì qualche supposizione.&lt;br /&gt;Non è sufficiente forse questo mondo meraviglioso, ma anche le piccole cose di ogni giorno, nonché il voler bene, e con questo semplice termine intendo l’apprezzare veramente ogni dettaglio del mondo, per gioire ed essere felici? Forse tutto questo non potrebbe essere un buon Dio? Attenzione non essere opera di un buon Dio, ma essere realmente qualcosa che può essere chiamata essa stessa Dio?&lt;br /&gt;Io penso che l’idea di Dio come qualcosa di superiore, superiore a tutto e all’uomo stesso sia figlia del modello che ho criticato prima, e che riprendo per l’ennesima volta: l’uomo al centro, tutto il resto attorno a lui, in rigorosa gerarchia. Ma l’uomo si accorge ben presto che non è onnipotente, che per quanto abbia molti mezzi non possa tutto, ed allora, abituato a classificare, ad appunto gerarchizzare, crea qualcosa sopra di lui, qualcosa che invece non ha limiti, qualcosa da adorare e di cui avere paura. Invece di cercare di mettere tutto alla pari, insiste con il creare scale e scalette di importanza.&lt;br /&gt;Non solo. L’uomo si crea tutto, si crea un mondo complesso attorno a sé, un mondo con sempre più cose. Non è solo lui, l’uomo, ma è anche in quanto ha un nome, un lavoro, una posizione sociale, una bella casa, un’auto potente. Noi cani non abbiamo nulla, nulla se non noi stessi, solamente possiamo o meno avere l’amore di chi ci sta attorno, e che noi diamo senza pretendere nulla in cambio. Ma in realtà cosa possedete realmente voi uomini, cosa avete che non potrete perdere mai se non voi stessi?&lt;br /&gt;Quello che intendo dire è che più cose hai, più ne vorresti trasportare con te dopo la morte. E non parlo solamente di beni materiali. Agire in un determinato modo, anche costruttivo socialmente, per molti uomini è un atto dovuto per acquisire una posizione privilegiata anche dopo la morte, non semplicemente il modo migliore di agire per fare sì che il numero maggiore possibile di esseri possa sperimentare un’esistenza felice già qui, già nel presente.&lt;br /&gt;L’agire una intera vita dando per avere, agendo per conseguire qualcosa in questa vita porta a pensare che anche questo sia l’atteggiamento da tenere nei confronti della morte e di colui che sta sopra anche alla morte stessa, cui si dà il nome di Dio. Un comportamento del genere è solamente un’espressione tipica dell’avidità, una caratteristica tipicamente umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- L’avidità, già, altro grande problema di cui parlare.&lt;br /&gt;R- Anche questo problema tipicamente umano; certo, noi siamo avidi quando mangiamo, avidi di cibo, quanto è bello mangiare! Ma una volta che ho finito sono felice, non voglio nient’altro. Voi invece vi caricate, vi caricate di cose attorno, con che risultati poi? Paura, odio, frustrazione..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Quindi tu ti senti di dire che non credi in un creatore? O in qualcosa dopo la morte?&lt;br /&gt;R- No, mi sento di dire che l’esigenza anche solo di cercare un creatore è tipicamente umana.&lt;br /&gt;Perché bisogna fare differenza tra creato e creatore? Perché? Non possono essere la stessa cosa? Il tutto non può semplicemente esistere e basta? Non è già meraviglioso così? Questo qualsiasi cosa possa accadere dopo la morte. In fondo tutto ha un inizio ed una fine, e l’uomo non pare proprio accettarlo. Basti solamente osservare la differenza nell’accettare il dolore tra un uomo ed un cane. Un cane soffre silenziosamente, in un angolo, accetta la sofferenza come una condizione naturale, inevitabile, ed accetta anche la fine senza alzare la voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Molto interessante questo spunto. Un'ultima cosa sul discorso religione: molte tue idee sono vicine ad alcune idee buddiste, lo sottolineo da persona che ama studiare e tentare di praticare il buddismo. Come forse tu non sai alcune scuole buddiste sostengono la possibilità della reincarnazione dopo la morte, ed anche del passaggio tra specie, come un cane che si reincarna uomo e viceversa. Ti piace come idea?&lt;br /&gt;R(scodinzolando)- Mah, ora un po’ fame e riflettere su questi argomenti complessi mi risulta un po’ difficile. Inoltre penso, perché chiederselo ora? Magari sì, qualcosa di noi viene conservato dopo la morte, e torna a vivere.. Magari solo qualcosa.. Fatto sta che se dovessi reincarnarmi uomo mi piacerebbe conservare una parte del cane che sono..&lt;br /&gt;Il fatto è che alla base di questa idea c’è sempre una concezione di tempo assoluto: nasciamo, moriamo, ci reincarniamo, ri-moriamo, ed intanto il tempo continua a passare, da un inizio ad una fine. Come ho già detto questo bisogno incredibile di un inizio ed una fine e la paura stessa associata alla fine è tipicamente umana. E se morendo trascendessimo anche l’idea di tempo? Se non ci fossero più un prima ed un dopo, un inizio ed una fine?&lt;br /&gt;Ti lascio con questa domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Sei stato fin troppo paziente e gentile, ora è tempo di merenda.&lt;br /&gt;R- Meno male!&lt;br /&gt;(e galoppa fino alla sua ciotola)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;paulo&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-114414490538759322?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/114414490538759322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=114414490538759322' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114414490538759322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114414490538759322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/04/intervista-rocco-il-mio-cane-argomento.html' title='Intervista a Rocco, il mio cane. Argomento libero, in luminoso  pomeriggio di marzo. Parte 2'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-114346147346320111</id><published>2006-03-27T14:09:00.000+02:00</published><updated>2007-05-10T14:13:19.111+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='interviste'/><title type='text'>Intervista a Rocco, il mio cane. Argomento libero, in un luminoso  pomeriggio di marzo. Parte 1</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog8.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog8.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;P- Bene, ho talmente tanto da chiederti che non saprei da dove cominciare.. Partiamo dal semplice: sei soddisfatto della tua vita?&lt;br /&gt;R-Certamente. Mi piace, mi diverto, vivo con delle persone che adoro, e per quanto ogni tanto ci siano dei problemi, di cui molte volte mi sfugge la natura, sono entusiasta della mia vita, sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Allora cominciamo a spingerci verso le domande scomode: non ti manca la libertà, quella vera, che va oltre il guinzaglio, oltre la legge del bastone e della carota?&lt;br /&gt;R- Questa è bella.. La verità è che non saprei risponderti, non saprei risponderti perché in realtà non so cosa sia questa libertà. Sono un cane, ed i cani hanno sempre vissuto con gli uomini. Faccio parte di una specie, specie la chiamate voi, e non solo anche di una razza creata dall’uomo per alcune sue esigenze, come cacciare, una razza inoltre sfruttata con tutta la malignità di cui l’uomo è capace, anche se con uomo ovviamente non mi riferisco a tutti gli uomini. Se mi chiedi se mi piacerebbe la libertà, ti dico sì, adoro correre libero dal guinzaglio, seguire gli odori, ed adoro quando voi mi lasciate libero di farlo. Ma non so se potrei vivere così. Libertà significa solitudine, almeno per me significa quello, solitudine dall’uomo che, volente o nolente, ha la responsabilità di avere reso il cane il suo migliore amico, e di averlo sfamato, in cambio di lavoro o anche solo di amore. Vivere con l’uomo, anche a scapito di un briciolo di libertà, è il nostro destino, la nostra strada, ed è tempo anche che l’uomo si prenda le sue responsabilità ed usi tutto il rispetto che ci è dovuto, non in quanto cani ma in quanto esseri che come lui vivono sotto il suo stesso cielo e calpestando la sua stessa terra, e non solo, esseri che sono legati a doppio filo con la sua esistenza, dalla notte dei tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Ti ringrazio, hai toccato due punti molto importanti, a cui prima o poi sarei voluto arrivare anch’io. Tanto vale anticiparli subito. Per primo, tu sei un beagle, e penso tu sia a conoscenza di tutte le sperimentazioni che vengono effettuate sulla pelle dei beagle, in quanto reputati cani indistruttibili. Il secondo punto, intessuto al primo, è proprio il rispetto scarso che l’uomo ha della natura che lo circonda. Vuoi approfondire questi punti?&lt;br /&gt;R- Sì, e mi aspettavo che me lo chiedessi. In quanto “rappresentante” della natura come la chiamate voi, in quanto cane, in quanto beagle. Innanzitutto non mi piace di quando si parla dell’uomo e del suo rapporto con la natura. Non esiste l’uomo e tutto ciò che è artificiale da una parte, la natura e tutto ciò che viene chiamato naturale dall’altra. L’uomo, che lo voglia o no, è parte della natura stessa. E tutto ciò che da lui viene è pure parte della natura stessa. La contrapposizione uomo-natura viene da una concezione che vede la razza umana al centro di tutto, una posizione antropocentrica direste voi. L’uomo è al centro del creato, e la natura è il contorno, l’insalata, ciò che l’uomo ha a disposizione nella sua folle corsa verso chissà dove e mi dispiace ma in questo momento mi viene da pensare solamente verso la distruzione. Senza capire che distruggere la natura è distruggere sé stesso. Ma sto dicendo ovvietà.&lt;br /&gt;La cosa importante è che, secondo me, questa è una concezione da superare, a mio avviso, in quanto è questa idea malsana che porta l’uomo a fare, fare, fare, sfruttare, senza chiedersi nemmeno per un momento verso dove stia andando. In realtà basta così poco: fermarsi, o rallentare; apprezzare il presente, l’amore, verso i suoi simili, verso i cani, verso gli altri animali, verso tutto il resto. L’amore per una montagna, l’amore verso un cane, l’amore perché no, verso una piccola noiosa mosca. Tanto siamo tutti qui, e tutti alla pari, che dir si voglia, perché tutti viviamo un battito d’ali e poi moriamo. Pensa al tempo, a tutto il tempo che è esistito ed esisterà: ai miliardi di anni passati ed ai miliardi di anni che passeranno: forse c’è differenza tra gli ottant’anni di un uomo, i venti di un beagle, la settimana di vita di una farfalla?&lt;br /&gt;Se l’uomo la smettesse di correre, e cominciasse a correre un po’ in un prato verde giocando con il suo cane, non ci sarebbero deforestazioni di sorta, effetto serra –che mi devi spiegare ancora esattamente come avviene-, e nemmeno sperimentazioni selvagge sui beagle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Mi è piaciuto il tuo discorso, si vede che ci metti passione, e penso che in tanti dovrebbero ascoltarlo. Solo non tutto è semplice come appare. Il tuo discorso porta verso il mito del buon selvaggio, e forse, detto da un uomo, sminuisce un po’ le grandi conquiste della mia specie, e qui non parlo solamente di conquiste materiali, come lo stile di vita che l’uomo è stato in grado di acquisire, le invenzioni partorite nel corso dei millenni, ma anche e soprattutto culturali. Quello che rende la mia specie, e qui non vorrei essere frainteso però, così “evoluta” rispetto alle altre, così in grado di analizzare il mondo che gli sta intorno, di classificarlo, di fare congetture riguardo all’inconoscibile. Cosa ne pensi a proposito?&lt;br /&gt;R- Penso che sia un discorso giusto, fatto da un uomo, ma che non smonti in minima parte il discorso fatto da me riguardo al fatto che l’uomo dovrebbe “rallentare” la sua corsa verso lo sfruttamento. Tu mi parli di conquiste materiali, quando mi pare i due terzi della popolazione umana non li abbia a disposizione. Mi parli di conquiste culturali, ma quanti ne hanno accesso? E non è anche una conquista culturale quella di rendersi conto che non si è al centro del mondo, ma che bisogna fermarsi e lavorare per permettere che tutti abbiano accesso almeno minimamente ad una vita più agevole?&lt;br /&gt;Ma non solo, mi parli di queste grandi conquiste culturali ed intellettuali, ma allora perché l’uomo, tanto evoluto, non ha ancora capito nulla del suo cervello? Perché gli basta così poco per cadere in depressione, o per compiere ogni genere di atrocità? Non ti sembra che abbia lavorato un po’ troppo in una direzione sola, ovvero verso l’esterno, verso la conquista di tutto ciò che ha attorno, tralasciando ciò che è interno, ovvero la sua sensibilità, verso la natura e quindi anche i suoi simili, la comprensione di sé stesso, che poi null’altro è che la sua felicità?&lt;br /&gt;E fai attenzione, non stavo dicendo con il discorso precedente che l’uomo dovrebbe ritornare ad essere nulla più che un buon selvaggio, ma solamente fermarsi, guardarsi attorno, rinunciare a qualcosa, gradatamente, per fare sì che un riequilibrio avvenga piano piano, e senza catastrofi come altrimenti avverrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P- Ti ringrazio. Molto interessante la tua analisi. Prima di cambiare argomento, siccome la tua idea del riequilibrio e delle piccole rinunce mi dà un appiglio per affrontare un altro punto importante dell’intervista, ti volevo domandare una piccola cosa: cosa ne pensi degli umani che scelgono il vegetarianismo?&lt;br /&gt;R- Mmmm… dunque, vuoi chiedermi se la loro scelta va nella direzione di cui abbiamo parlato prima?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-114346147346320111?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/114346147346320111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=114346147346320111' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114346147346320111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114346147346320111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/03/intervista-rocco-il-mio-cane-argomento.html' title='Intervista a Rocco, il mio cane. Argomento libero, in un luminoso  pomeriggio di marzo. Parte 1'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-114249705497754698</id><published>2006-03-16T09:15:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:14:32.216+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti e romanzi'/><title type='text'>La differenza.</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sapete cosa fa la differenza? Sapete cosa vi butta dal paradiso all’inferno in meno di cinque secondi sola andata? Cosa vi può far capire che quelle che avete pensato fino ad ora sono solo nientepopodimeno che autentiche cazzate? Che l’aumento di stipendio di contratto l’automobile nuova il film che non vi piace una tipa che non ci sta la partita di calcetto persa ingiustamente sono tutto quello che si può definire spazzatura?&lt;br /&gt;Che la paura di essere un fallito un uomo debole incapace di imporsi nervoso che non riesce a calmarsi che ha delle belle idee ma non riesce a seguirle che non riesce ad aumentare il suo sex appeal insomma tutte le paranoie di questo mondo andata e ritorno in realtà sono solo ridicoli viaggi di piacere niente di più, e non solo, anzi esiste un treno che ci può portare a casa è solo questione di accomodarsi ed aspettarlo e non cercare di sprofondare nel baratro quando non arriva anche se ha un ritardo indefinito..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari mi risponderete la differenza è svegliarsi la mattina con un mal di stomaco atroce che poi passa ma ritorna e poi passa poi ritorna quindi si scopre che si ha un cancro alla bocca dello stomaco in fase avanzata con poche possibilità ma ne rimane qualcuna basta sottostare a cure allucinanti ed entrare in un vortice disperato allora in quel momento forse si comprende che il treno di ritorno potrebbe non passare più e tutto è sfumato da un momento all’altro e magari siamo pure soli. Troppo deboli per affidarci a delle cure alternative del tipo è tutto nella tua mente oppure bevi la tisana magica della nonna supernonna e tanto impauriti quando si tratta di iniziare una terapia che sappiamo ci devasterà ed il suo esito si conosce a priori solo in termini di probabilità variabili quindi non si conosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene questo è il pensiero che mi salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché in realtà io non ho un carcinoma con tanto di metastasi in due o tre organi diversi ed una lista di dottori da cui andare per sentirmi citare diverse proiezioni di percentuali di sopravvivenza ed elenchi di medicine e pacche sulle spalle. Ma sono solo ugualmente. Mi salva il fatto di sapere quello che non ho. E che non vorrei mai avere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché nessuno è perfetto. Solamente qualcuno è più sfortunato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo qualcuno magari è così sfortunato da inforcare la macchina stressato una mattina dopo non aver chiuso occhio per il nervosismo, più sorella gastrite che manda un male lancinante ed il tuo spirito guida che ti dice calmati ed il tuo spirito calmo che ti dice guida. E allora guidi ma proprio non ce la fai a guidare piano, a non mandare affanculo chi non ti dà la precedenza che ti spetta, a non mandare affanculo chi ti manda affanculo dopo che non gli hai dato la precedenza che gli spetta ma mancano dieci minuti poi entri in ritardo a lavoro e non oggi, non oggi che sono pieno di cose da fare. E pensi ho proprio bisogno di andare ad uno di quei gruppi di meditazione collettiva se no non ce la farò mai a calmarmi, e mentre lo pensi la macchina fa i settantacinque all’ora, sei in città ed un vecchio sulle strisce pedonali attraversa proprio lì davanti a te, proprio in quel momento perché se avesse fatto colazione due minuti dopo o non l’avesse fatta o se avesse avuto voglia di farsi una settimana al mare in tranquillità in queste belle giornate di sole o se avesse deciso di andare in pensione qualche anno dopo tu non l’avresti tirato sotto, lasciando sulle strisce bianche un ritratto di sangue ossa ed organi interni e non saresti un maledetto assassino senza scrupoli con una vita da fallito alle spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari avresti un bel curriculum di fallimenti ed un bel carnet di aspirazioni che non realizzerai mai ma che devi avere per essere in regola e sentirti anche tu parte costituente ed essenziale di questa meravigliosa maledetta società occidentale dove cosa importa come ti senti tanto ci sono gli psicologi ma quello che importa è quello che fai.&lt;br /&gt;Ciò che diventi e, non dimentichiamocelo mai, quello che hai in mente di diventare, ovvero quello che ti stacca da questo stupendo inutile presente che inizi ad apprezzare quando sono dieci giorni che corri in macchina di cui otto su di un’auto rubata e cominci a pensare che dopo avere perso sette chili ed avere cinquanta grammi di barba in più e dopo avere svalicato almeno quattro volte quattro confini diversi magari non ti prenderanno, magari esiste questa possibilità, anche se tu di colpo sei il male, per quanto tu abbia sempre pagato le tasse. E non parlatemi di attenuanti generiche o stronzate simili. Io non sono un politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando inizi a conoscere le persone senza pensare se guadagnano più o meno di te, anche perché ora quello che guadagni è quello che tiri su se rivendi hashish ed erba o riesci a rubare a due turisti spensierati. Chiedendo loro scusa, ovviamente,e cercando solo quelli abbastanza ciccioni da sapere che non ti salteranno addosso disarmandoti da quel coltello arrugginito e lasciandoti con la faccia insanguinata per terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la questione è proprio questa. Esiste qualcuno così potente da decidere che la mia vita non va bene e devo cambiarla d’improvviso, nonché tentare ogni giorno di finirla lì? Qualcuno decide che sono io quello sfortunato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di colpo io sono un assassino e non più un agente immobiliare, di colpo non merito più un aumento ma la galera per aver investito un povero pensionato sulle strisce ed averlo solamente ammazzato. Il sistema decide di punirmi, io so che merito di essere punito, ma proprio non ce la faccio a pensarmi recluso io che dormo con le finestre aperte anche il quindici di gennaio quando ci sono meno cinque gradi di temperatura massima e Dio solo sa quale sia la minima.&lt;br /&gt;Perché non è sufficiente che la mia punizione sia il terrore giornaliero di prendere in mano un volante anche se ora devo farlo per sopravvivere per continuare a scappare e non riuscire a dormire ogni notte senza sognare per almeno due o tre volte l’attimo critico, la catastrofe, il momento in cui la mia vita si è trasformata in una lotta quotidiana contro me stesso.&lt;br /&gt;No, questa personale punizione non va, allora ti ritrovi a scrivere una lettera in cui lo spieghi alle autorità che ora odi ed a tutti quelli che ti conoscono e che ora non sanno se odiarti in cui dici che hai fatto una grandissima mirabolante cazzata e sei pentitissimo anche se in quel momento stavi pensando ai centri di meditazione buddisti in cui ti saresti potuto rifugiare il mercoledì sera ed il venerdì mattina per trasformare questa tua energia negativa e la fottuta gastrite in voglia di vivere e ricongiungerti con l’universo.&lt;br /&gt;E così, cari tutti, ho deciso di scappare. Avendo sempre cura di tenere con me un qualcosa che mi permetta di uccidermi se mi prenderete, perché proprio non ce la faccio a pensarmi rinchiuso in cella.&lt;br /&gt;La mia condanna sarà di essere sempre in fuga.&lt;br /&gt;E così tre anni dopo può capitare che tu conviva con un commando di guerriglieri in un paese povero, con null’altro che un rancio giornaliero, girando per villaggi e cercando di renderti utile insegnando qualcosa ai bambini dei rifugiati, studiando l’attualità e dedicandoti ad un dovuto revisionismo storico, e capendo ancora una volta che non hanno fatto altro che prenderti per il culo, per tutta una vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Marzo 2005&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-114249705497754698?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/114249705497754698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=114249705497754698' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114249705497754698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114249705497754698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/03/la-differenza.html' title='La differenza.'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-114226411906060917</id><published>2006-03-13T16:13:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T14:15:16.299+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riflessioni'/><title type='text'>Il dilemma del credere - riflessioni</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/blog1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/blog1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' un sacco che non aggiorno il blog, mo' lo faccio..&lt;br /&gt;Cinque stelle è andato avanti, anche se è un po' arenato. Alcuni dilemmi mi trafiggono, quindi finché non ne risolvo almeno i due terzi resta lì crocifisso a mezz'aria. Tanto non patisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto un nuovo racconto, lo pubblico appena ritrovo la penna USB. Mi ritrovo sempre avvolto in atmosfere un po' oscure quando scrivo ultimamente, anche se la mia vita di ogni giorno non è impantanata nel lugubre come potrebbe sembrare. Ovvio che non credo in entità superiori nel libero mercato nelle scappatoie dalla realtà nella realtà stessa nell'amore eterno nella vita dopo la morte nella democrazia e ad un sacco di altre favolette..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No dai, non sono così messo male..&lt;br /&gt;Magari credo, diciamo forse un pochino nell'accettazione incondizionata in una birra tra amici nell'amore stupendamente temporaneo in chi non ti impone di credere, nella relatività dei risultati in una tazza di té verde nella morte nell'umana paura di morire nello sguardo puro del mio cane nella primavera che ci porterà via questo freddo e noioso inverno. Crederò per sempre negli occhialoni di mio nonno in chi ha pianto di gioia quando mi sono laureato in chi mi ha ringraziato per averlo ospitato in chi ha accettato i miei ringraziamenti quando mi ha ospitato in chi mi ha detto parole dure ma sincere, forti come un manrovescio in pieno volto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E scusatemi se non sempre uso le virgole, ma non sempre si pensa con le virgole. Anzi penso spesso con i punti interrogativi, ma non li metto forse per arroganza forse per mascherare la mia insicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque a giorni metterò su il mio nuovo racconto sempre della serie "Uomini che cercano il senso della vita" (senza trovarlo ovviamente, o rendendosi conto di cosa voglia dire "trovare"). Il titolo è &lt;em&gt;La differenza.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lascio con una frase che ho letto vicino alla porta del cesso di un pub a Cuneo, non firmata:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un cane abbaia sue idee, smette quando impongo le mie.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-114226411906060917?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/114226411906060917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=114226411906060917' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114226411906060917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/114226411906060917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2006/03/il-dilemma-del-credere-riflessioni.html' title='Il dilemma del credere - riflessioni'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-113276494700351770</id><published>2005-11-23T17:50:00.000+01:00</published><updated>2005-11-23T17:55:47.013+01:00</updated><title type='text'>Cinque stelle. 3.Un mondo sospeso (1)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/book12.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/book12.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Non si può vivere in un castello sospeso sul mare”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laurent, ma dove cazzo sei?&lt;br /&gt;Non rispondi alle mail da mo’…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 15:05. L’agente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 15:45. Il consiglio di amministrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 17:00 Briefing portafoglio azioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 18:00 I miei fratelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Laurent, non riesco a rintracciarlo. Tutto sembra andare per il meglio. Siamo marci. Milioni di debiti. Stasera cena con faccendiere Futura ETMS per spostare fondi alla fiduciaria brasiliana. Tutto tranquillo. Seppellisci l’associazione dei consumatori e la sua protesta. Il presidente è stato indagato per corruzione tre anni fa. Il processo è ancora pendente. Non sarà difficile.&lt;br /&gt;Ho la sensazione che qualcosa si stia muovendo, non so cosa. Il direttore ha la massima fiducia in me.&lt;br /&gt;La fine è vicina, e lui non lo sospetta nemmeno. Mancano ancora molti tasselli, ma l’intelaiatura è completa-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivo in un mondo di cristallo. Il mio ufficio è di cristallo, acciaio e cristallo. La mia vita è di cristallo. La mia mente va a pieni giri. Deve farlo sempre. La missione illumina la mia vita. Non mi concede riposo. Ma manca ancora il detonatore. Prendo l’ascensore per un caffè col vicepresidente idiota ciccione. Che mi parlerà della riunione di ieri sera, strizzando l’occhio alla ragazza della portineria. L’ultima vittima di un feroce sesso anale.&lt;br /&gt;Vedere oltre le righe. Oltre i piani dell’ascensore. Oltre ai suoi sorrisi di convenienza. C’è chi fa di tutto per apparire, io faccio di tutto per nascondermi. Ventunesimo piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tizio abita al ventesimo piano. Al mattino, esce di casa, chiama l'ascensore al suo piano, scende al piano terra e va a lavoro. La sera, quando torna, chiama l'ascensore dal piano terra, diciannovesimo piano, poi sale un piano a piedi. Ogni giorno. Non lo fa di proposito, in quanto preferirebbe arrivare direttamente al ventesimo, e l'ascensore funziona perfettamente. Perché lo fa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva la sera. Oggi non mi sono divertito. Vivere da attore non diverte, fingere, e fingere la finzione. E fingere che la finzione ti importi. Fingere di mandare avanti le trame con società off-shore, creare e manipolare denaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando non ho cene di lavoro, come stasera, sono un uomo fortunato. Nessuno che mi conosce sa dove vivo. Nessuno. E chi sa dove vivo non sa chi sono, che posizione occupo. E’ la regola numero uno per restare nell’ombra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho un’altra identità. Un'altra vita. Altri vestiti. Altri trucchi. Altri atteggiamenti. Fingere di essere diverso da chi sei. Essere diverso da chi fingi di essere. Non essere.&lt;br /&gt;Se voglio conoscenze estemporanee, oppure una donna per fare del sesso, esco, infilo jeans da dieci euro, un giubbotto sgualcito e vado a distruggermi. Sono un mago nei trasformismi. Non temo di incontrare qualcuno. Non temo nessuno. La mia vita è la mia missione. La mia casa due stanze con bagno in un centro città grigio e sempre inquinato.&lt;br /&gt;In casa spendo la maggior parte del tempo in meditazione per evitare di non esagerare con la cocaina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-113276494700351770?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/113276494700351770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=113276494700351770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113276494700351770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113276494700351770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/11/cinque-stelle-3un-mondo-sospeso-1.html' title='Cinque stelle. 3.Un mondo sospeso (1)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-113249857208260061</id><published>2005-11-20T15:51:00.000+01:00</published><updated>2005-11-20T15:56:43.356+01:00</updated><title type='text'>Cinque stelle -2 - I campi di lavanda (2)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/book11_2.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/book11_2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Anni fa. Una vacanza per giovani rampolli con tutti i voti massimi ottenibili dalla cazzo di vita a diciassette anni.&lt;br /&gt;-Sapete, ragazzi. Voi potrete avere tutto dalla vita. Ma questo non vorrà dire nulla. Non starete facendo nulla, in realtà, quando starete seduti sulle vostre auto fiammanti decappottabili, vicino alle giovani modelle che scarrozzerete in giro in cambio di sesso o finto amore. Quando passerete le ore al telefono o in videoconferenza pensando a quali azioni vendere, a quanti dipendenti licenziare, a come fare a diventare ancora più ricchi. Non starete facendo nulla.&lt;br /&gt;Non farete nulla fino a quando non striscerete la vostra faccia nel fango, quando non avrete più nulla da perdere. Quando non avrete più paura a rischiare la vostra vita senza ragione. Quando vi butterete da un precipizio per il solo gusto di farlo. Quando schiaffeggerete il ministro dell’economia. Quando la gente vi seguirà non per i vostri soldi, ma per il vostro carisma. Perché voi sarete delle guide. Dei profeti. Quando non avrete più problemi ad essere ultimi-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora. Illuminami.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Solo dall’ultima posizione si riescono a vedere tutti gli altri-&lt;br /&gt;O fingendo di essere gli ultimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre turisti sono catturati dai selvaggi e condannati a morte. Hanno però una possibilità di salvarsi. Vengono messi in fila indiana e a ciascuno vengono tinti i capelli di bianco o di nero. Tre tinte di bianco e due di nero. Così l’ultimo della fila vede i capelli dei primi due, quello in mezzo vede solo i capelli di quello davanti ed il primo non vede niente. Nessuno vede il colore dei propri, ovviamente. Viene chiesto all’ultimo della fila di indovinare il colore dei suoi capelli; lui risponde -non lo so- e viene ammazzato.Tocca a quello in mezzo che, sentita la risposta del suo compagno, risponde anche lui -non lo so- e anche lui viene giustiziato.Tocca poi al primo della fila che, sentite le risposte dei compagni, risponde con sicurezza. E non sbaglia. Resterà vivo. Di che colore avevano i capelli i tre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Dovete imparare a vivere. Ottenere il massimo da voi stessi non significa ottenere i massimi riconoscimenti dalla società, dagli altri, avere i voti più alti, ritrovandovi a quarant’anni obesi ed arroganti. Viziati ed impossibilitati a vivere senza l’idromassaggio giornaliero. La strada per essere impossibilitati a vivere senza un bypass coronarico-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora.&lt;br /&gt;-Fumate questo-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima canna. Non fa niente.&lt;br /&gt;Fa, fa, aspira a fondo. Toni, com’è fumare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima cima alpina.&lt;br /&gt;-Ragazzi, certe cose non si possono acquistare, nemmeno nei più cari negozi del centro-&lt;br /&gt;La nebbia, il sole sopra le nubi, la fame da svenire, dormire all’addiaccio, al freddo senza chiudere occhio. La paura un po’ naif di non passare la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voglia di vivere. L’ennesimo pastis. La prima volta che esco con una ragazza. La prima volta che nessuno mi dice di non fare tardi. La prima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rubare uno snack al supermercato, venire scoperti, pagarlo ed implorare di essere perdonati. Che non lo si rifarà mai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Implorare Serge per un altro pastis, dai, te lo pago domani. Tanto i miei sono ricchi.&lt;br /&gt;Implorare Serge per un altro pastis. Con i miei non voglio avere più nulla a che fare. Domani lavo i piatti per pagartelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che più amo del buddismo zen è che non ti vieta nulla. Che non ti dice di fare nulla. Che non ti dice un cazzo. Ma al tempo stesso, tu sai tutto ciò che significa.&lt;br /&gt;Se tu scegli di torturarti con lo yoga, cazzi tuoi. Se vuoi diventare vegetariano, cazzacci tuoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Mappo, caro mio, vieni, lascia che ti offra qualcosa su da me-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà non è nemmeno così vecchio, so che lo ama fare per rimanere meglio nascosto tra l’indifferenza generale. Chi caga un vecchio dormiglione ubriacone puzzolente vestito male? L’ombra.&lt;br /&gt;Ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Rimanere nascosti nell’ombra, ragazzi, è fondamentale se si vuole riuscire in qualcosa. Quando si esce alla ribalta, si diventa immagini. Icone. Ci si spersonalizza. Lo si può fare solamente se si ha una via d’uscita sicura. La porta sul retro-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ladro più bravo è quello che non verrà mai scoperto. Il complotto più efficace non verrà mai smascherato. Il leader migliore è quello che nessuno conosce, ma comanda e dirige tutto. Con il suo nome, la sua autorità, la paura che incute. Da quando in qua la superficie ha potere nel mondo? I movimenti più importanti avvengono nel profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salgo a casa di Laurent. Non è cambiato nulla. Cominciamo a bere, e parlare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-113249857208260061?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/113249857208260061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=113249857208260061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113249857208260061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113249857208260061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/11/cinque-stelle-2-i-campi-di-lavanda-2.html' title='Cinque stelle -2 - I campi di lavanda (2)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-113214142523815917</id><published>2005-11-16T12:15:00.000+01:00</published><updated>2005-11-16T12:43:45.250+01:00</updated><title type='text'>Cinque stelle. 2. I campi di lavanda (1)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/book_10.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/book_10.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Basta uno sguardo per far scattare una rivoluzione”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio stava lì, immobile sulla sua veranda. Accarezzava l’edera con la testa reclinata a raccogliere i suoi respiri addormentati. Non mi vide arrivare. Russava. Avevo quasi finito i soldi. Stavo fumando come un turco, quello era l’effetto del mio rientro nel mondo della vecchia Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti uguali quei paesini francesi. Tutti magnifici. Evocano una pace differente dalla buona vecchia Himalaya . Una quiete che non ti scava dentro, ma ti lascia spaziare, con gli occhi buttati tra i campi di lavanda. Il sole pensa al resto.&lt;br /&gt;Una cosa che ho imparato è che è possibile dormire in ogni situazione. Ci sono più modi per farlo. Uno è avere molto sonno.&lt;br /&gt;Il secondo è riuscire a far tacere i pensieri insistenti. Allora ci si addormenta senza problemi.&lt;br /&gt;Per terra, sulle pietre, seduti, sdraiati. Tutto il resto sono sciocchezze. Sono le paranoie che non fanno dormire. La paura che non siano risolvibili.&lt;br /&gt;Passare anni in giro ti fa perdere il significato stesso di paranoia. Bere, mangiare, dormire.&lt;br /&gt;Guardare il sole tramontare. Morire di gioia per avere capito di avere fatto la cosa giusta. Avere quella benedetta sensazione. Forse poi si è davvero pronti a cambiare il mondo. Ma non se ne ha più voglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi sostiene che dormire è tempo perso è gente che non dà valore ai sogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio era buttato sotto un muro coperto dal verde rampicante. Faceva parte di un dipinto. Avrei voluto essere miope per vedere per un attimo la realtà come una tela impressionista. Macchie di colore. Macchie di edera. Macchie del vecchio che aveva cambiato la nostra vita.&lt;br /&gt;Pensai di svegliarlo. Ma sarei stato un assassino dell’arte. L’arte viva. Quel dettaglio che sa cogliere solo chi osserva. E il diavolo si nasconde nei dettagli.&lt;br /&gt;Il più bel dipinto è ogni giorno sotto i nostri occhi. La più bella fotografia è in ogni attimo nei nostri occhi, come un vecchio vicino ad una fontana addormentato, davanti ad un muro di edere. In più dove si trova una fotografia che odori di lavanda?..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Optai per una birra ed una sigaretta. Nel bar fumavano due ragazzine. Avevo noleggiato una vecchia Renault furgonata. Blu, scassata. Come doveva essere. Vendevano anche i giornali nel bar, ma non ne volevo sapere. Volevo informazioni di prima mano. Su Toni, su Lele, sugli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra sigaretta. Un’altra birra.&lt;br /&gt;Passò un’ora. Quando si impara a smettere di pensare, il tempo corre veloce. In India è normale. Immergersi in lunghe meditazioni, meglio sotto effetto di qualche pianta. La trance è lì a portata di mano, è difficile immaginare quanto sia vicina a noi, e quanto la realtà possa mutare di conseguenza. Solo che non è facile nella buona vecchia Europa. E’ tempo perso. A chi conviene? Può essere incredibilmente di moda, meglio in città però. E senza masticare radici, mi raccomando..&lt;br /&gt;Se uno è sufficientemente forte l’assumere droghe non serve a nulla. Anzi, fa male.&lt;br /&gt;Palle.&lt;br /&gt;E’ già difficile sedersi in mezzo loto senza sentirsi idioti, dopo una giornata di lavoro, figuriamoci come fare ad essere sufficientemente forti. In quanto al male, posso solo mettermi a ridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Distolsi lo sguardo dai campi di lavanda ed era dietro di me. Laurent. Lorenzo. Il vecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Ciao, vecchio-&lt;br /&gt;-Mappo, c’est incroyable-&lt;br /&gt;-Avresti dubitato?-&lt;br /&gt;-Certe volte la speranza va scomparendo, specialmente nelle persone anziane, sai…-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio che ci aveva rovinato la vita. Aperto gli occhi. Dato una nuova speranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-113214142523815917?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/113214142523815917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=113214142523815917' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113214142523815917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113214142523815917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/11/cinque-stelle-2-i-campi-di-lavanda-1.html' title='Cinque stelle. 2. I campi di lavanda (1)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-113033022130424208</id><published>2005-10-26T14:33:00.000+02:00</published><updated>2005-10-27T10:15:54.973+02:00</updated><title type='text'>Cinque stelle - 1. Il ritorno di Mappo (2)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/map_5stars2.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/map_5stars2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mi vennero in mente le onde del mare, infaticabili, i porticcioli delle Cinque Terre, il colore del tramonto sul soffitto increspato dell’acqua. L’odore della salsedine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Mah.. scusa se mi permetto, e cosa hai fatto per otto anni in India?-&lt;br /&gt;-Non molto a dire la verità. Ho girato, ho studiato nei monasteri. Ho preso tempo per riflettere-&lt;br /&gt;-E come hai fatto a sopravvivere, cioè sai otto anni sono lunghi, non hai dovuto lavorare un po’?-&lt;br /&gt;-Basta poco, laggiù. Non ti immagini quanto poco basti per sopravvivere. Non voglio assolutamente criticare nulla, ma con il prezzo di un giorno in un hotel a cinque stelle sopravvivono dieci monaci per un mese. E non sopravvivono, vivono..-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli occhi della bionda trasudavano stupore. Avevo scosso le fondamenta del suo pensiero. Era seduta accanto ad un altro mondo, e non le pareva nemmeno troppo lontano.&lt;br /&gt;-Pensi di tornarci? Di tornare in India?-&lt;br /&gt;Era loquace. Bella e loquace. Mancava poco all’atterraggio. Era un tardo pomeriggio pieno di sole e di voglia di vivere.&lt;br /&gt;-No, non penso. Dio, non posso saperlo, ora. Ma tenterò di stare in Italia. Non so cosa mi attenda. Devo incontrare alcuni amici, poi vedrò-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’annuncio tuonò di allacciare le cinture. La scollatura le cinse il seno, che cercò la libertà in ogni direzione possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mappo stava tornando in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Tu dove vivi in Italia?- Avvicino le due sfere della conversazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse la gente ignora quanto uno sguardo sia uno scambio intenso tra due persone. Guardare negli occhi ti può buttare nei recessi più intimi di una persona. Ti può catapultare laddove nascono i pensieri e le parole. Ti possono far capire le sensazioni che prova chi ti osserva. Se mente. Se ha paura di te. Se ti ama. Se prova fastidio. Se ha voglia di andare via. Se sta pensando ad altro. Non sono lo specchio dell’anima. Sono la radice del nostro schema interpretativo verso il mondo. La nostra mitragliatrice. Il nostro giubbotto antiproiettile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Io? Vivo a Milano? Città carissima, caos, ma non mi ci trovo male. Ormai mi ci sono abituata. Troverai molte cose cambiate in Italia, dopo otto anni. La situazione economica non è rosea, ci sono molti problemi in più. Guarda, un vero casino-&lt;br /&gt;-Dai, noi italiani abbiamo sempre avuto il vizio di lamentarci-&lt;br /&gt;- E’ vero, ma la mia impressione è che ora veramente qualcosa sia cambiato. La povertà esiste, ed è sempre più davanti ai nostri occhi. Anche quella nascosta, quella che ci fa scegliere solo i prodotti più economici al supermercato-&lt;br /&gt;-Avrò il tempo di vedere tutto di persona, spero-&lt;br /&gt;Lo sguardo di Ilaria era perso nel vuoto, tra il suo mondo interiore e le mani di Mappo, che gesticolavano con calma. Gli occhi sgranati coprivano i metri davanti a lei, saltavano giù dall’aereo e tornavano in India, quell’India che lei non aveva potuto visitare, persa in un mondo parallelo di hotel a cinque stelle.&lt;br /&gt;-Ma ti piace il tuo lavoro, Ilaria? Non ti stanca?-&lt;br /&gt;-Mi piace, mi piace molto. Posso viaggiare, avere un ruolo di responsabilità, che comunque mi sono sudata. Poi sì, in certi ambienti in effetti c’è troppa formalità, e questo mi stufa. Non penso però di essere cambiata, sono sempre io, diretta semplice capisci? Certo a te suona strano, non mi hai mai conosciuta prima, però ne sono convinta. Solo bisogna adattarsi per lavorare, cambiare almeno la facciata di noi stessi. Non si può cambiare il resto, quindi bisogna fingere di cambiare noi..-&lt;br /&gt;-Già, non si può cambiare il resto…- Mappo sorrise con disillusione, con un occhio fuori dal finestrino.&lt;br /&gt;-Poi adesso, si sta spostando tutto quanto verso l’Oriente, tocca viaggiare per lavorare. Là la manodopera costa meno, tutto costa meno-&lt;br /&gt;-Ma non ti fa pensare questo? Ho visto ragazzini lavorare in scantinati sporchi di Delhi, convinti che la vita sia quella e solo quella, con gli occhi intasati di sofferenza e di stanchezza. Per una miseria..-&lt;br /&gt;-Lo so lo so è uno schifo.. Ma è un qualcosa di più grande di noi, che cosa si può fare. Anche noi, per quanto fortunati, siamo ingranaggi-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aereo atterrò con calma. Le tette della bionda oscillarono come budini. Lei per un attimo pensò a bambini vestiti di stracci che lavoravano sporchi in una stanzaccia di Delhi. Si scambiarono le rispettive email.&lt;br /&gt;Mappo vedeva il congegno dinanzi ai suoi occhi, con i pezzi che schiacciavano e quelli che venivano schiacciati. Una regola fondamentale riguardo a due materiali che sfregano, o due ingranaggi che scorrono uno sull’altro è che non devono essere fatti dello stesso materiale. Uno dei due deve essere più debole. E se ne faranno tanti pezzi di ricambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensò ad una coda. Non la coda di un animale, ma una luna coda d’auto. Non si forma perché uno è particolarmente lento. Quando era piccino ed era in macchina con i suoi genitori nel bel mezzo di una coda finiva puntualmente per arrabbiarsi con un fantomatico signore grasso e pidocchioso e con gli occhiali, che rallentava tutti gli altri.In realtà però tutti contribuiscono a formare una coda, chi più chi meno. Non c’è nessuno da accusare in particolare, ma il problema c’è. Sussiste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-113033022130424208?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/113033022130424208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=113033022130424208' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113033022130424208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/113033022130424208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/10/cinque-stelle-1-il-ritorno-di-mappo-2.html' title='Cinque stelle - 1. Il ritorno di Mappo (2)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112928809632317773</id><published>2005-10-14T13:07:00.000+02:00</published><updated>2005-10-14T13:08:16.323+02:00</updated><title type='text'>Comunicazione di servizio</title><content type='html'>"Cinque stelle" non verrà pubblicato ad estratti, ma completamente..&lt;br /&gt;se mai arriverò alla fine&lt;br /&gt;p.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112928809632317773?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112928809632317773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112928809632317773' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112928809632317773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112928809632317773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/10/comunicazione-di-servizio.html' title='Comunicazione di servizio'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112928761769364568</id><published>2005-10-14T12:59:00.000+02:00</published><updated>2005-10-14T13:07:12.553+02:00</updated><title type='text'>Cinque stelle - Il ritorno di Mappo (1)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/india_risiko.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/india_risiko.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Non c’è strada che abbiamo già percorso.&lt;br /&gt;Non c’è strada che percorreremo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Mappo non si sarebbe mai aspettato di giungere a provare nostalgia per l’Italia. Più vi si avvicinava, più sussultava d’emozione. Si sarebbe buttato in quelle fantastiche acque di casa, direttamente dall’oblò, sennonché già immaginava che tutto sarebbe cambiato appena avesse messo l’alluce destro sul suolo tricolore.&lt;br /&gt;Aveva voglia di vomitare. La barba lunga. I capelli lunghi e sporchi. In India poteva essere un qualsiasi poveraccio hippy ma non nella finta ricca Italia.&lt;br /&gt;La biondona lo osservava.&lt;br /&gt;L’hostess brunetta con le tette a punta gli sorrise e gli offrì un succo d’arancia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il termine Mappo in cinese veniva usato nel Medioevo in Oriente per indicare un’epoca prossima di degenerazione spirituale che sarebbe seguita al periodo di massima fioritura del buddismo.&lt;br /&gt;In Italiano stava solamente ad indicare la degenerazione mentale dei suoi genitori davanti all’impiegato dell’anagrafe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva voglia di una sigaretta. Tra la biondona e la hostess si sentiva al centro di un harem immaginario. Dopo otto anni a girare per monasteri e baraccopoli era il meglio che gli potesse capitare ora. Respirò. L’aria era elettrica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Signore mi scusi, ancora del succo d’arancia?-&lt;br /&gt;-Mmm.. ah beh, sì grazie-&lt;br /&gt;-Di nulla-&lt;br /&gt;Bel culo.&lt;br /&gt;-Where do you come from?-&lt;br /&gt;-Delhi, Delhi. But I’m Italian-&lt;br /&gt;-Ah, sei italiana- Dopo aver aperto bocca con la hostess si sentiva di nuovo di avere rispolverato l’ugola e trovato la voce per agganciare la biondona in tailleur,&lt;br /&gt;-Sì, anche tu? Non l’avrei detto-&lt;br /&gt;-Veramente?- (E per chi cavolo mi hai preso?)&lt;br /&gt;-Mah, a vederti così mi saresti sembrato un indiano, una specie di yogi-&lt;br /&gt;-Ma dai.. a dire la verità mi sarebbe anche piaciuto diventarlo, diciamo un qualcosa tipo un monaco, con un’accezione un po’ generale, ma sono solo un viaggiatore-&lt;br /&gt;-Sì, hai uno sguardo molto introspettivo, non tipico degli italiani. Quindi hai fatto un gran bel viaggio, fortunato tu..-&lt;br /&gt;-Sì, chiamiamola vacanza, meglio rilassamento forse, ricerca spirituale, sai ci sono tanti nomi. Comunque è un piacere conoscerti, io mi chiamo Mappo-&lt;br /&gt;-Sì scusa, io invece sono Ilaria. Beato te, una vacanza, io ci sono stata ben tre mesi, in India, ma per lavoro.. Sai, con questa maledetta espansione del mercato verso est, India, Cina, tocca muoversi parecchio-&lt;br /&gt;Mappo guardò nel vuoto, forse a richiamare in sé vecchie immagini, oriente, economia, Gino. L’Italia si avvicinava, sotto le nuvole. Il paese dell’arte, della pizza e del nepotismo.&lt;br /&gt;-Ma, e tu? Quanto sei stato in India? Cosa hai visitato?-&lt;br /&gt;-Sai, a dire il vero chiamarla vacanza non è proprio corretto. E’ stata più una fuga, direi.. Va beh, otto anni, otto anni sono stato in giro-&lt;br /&gt;-Otto anni! Pazzesco! Quindi non sai più nulla dell’Italia! Praticamente sei indiano!-&lt;br /&gt;-Guarda ho pensato di esserlo diventato, ma come vedi ora sto tornando a casa. In Italia. Ma dai, piuttosto, dimmi di te. Piaciuta l’India ho hai solo lavorato?-&lt;br /&gt;-Eh, purtroppo ho visto solo Delhi, tra uffici, grattacieli ed alberghi cinque stelle. Dodici ore di lavoro al giorno, conoscendo solo colleghi indiani o americani. Un po’ di yoga comunque l’ho imparato. C’era una bella palestra nell’hotel in cui stavo-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112928761769364568?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112928761769364568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112928761769364568' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112928761769364568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112928761769364568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/10/cinque-stelle-il-ritorno-di-mappo-1.html' title='Cinque stelle - Il ritorno di Mappo (1)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112851267256218502</id><published>2005-10-05T13:39:00.000+02:00</published><updated>2005-10-05T13:44:32.566+02:00</updated><title type='text'>Da la sera prima (dal capitolo 2 - Al bowling)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/festa1.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/festa1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho sempre provato una certa simpatia per il Ninio, quel ragazzetto biondo più giovane di me, smarrito tra le strade del disagio giovanile o come cavolo lo si voglia chiamare. Sì, lui sarebbe l’emblema, il testimonial perfetto di una ideale pubblicità progresso sui problemi dei giovani. Da piccoli giocavamo assieme a calcetto nel campo dell’oratorio, e lui era proprio bravino. Segnava sempre, ed io gli porgevo sorridente degli assist da favola. Gli avevo pure lavato la schiena dal sangue e dalla ghiaia tatuata sottopelle, un giorno che Gianni la Belva gli aveva fatto un fallo da espulsione e da reclusione nel peggiore dei manicomi criminali dell’Honduras, lasciandolo tumefatto e sanguinante sul dissestato terreno del campetto dell’oratorio di Piusa.&lt;br /&gt;Poi, quando ha cominciato a sbandare, io non gli ho mai negato un sorriso od una birra, con la speranza che un giorno si sarebbe potuto mettere in riga, magari grazie al mio aiuto.&lt;br /&gt;Ma ora ero incazzato con lui. Io non sbando mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andai a casa sua, o perlomeno alla villetta dei suoi genitori. Mi aprì la Ninia, sua sorella, la tipa più eccentrica del paese, più grande di lui di diversi anni, rasata a zero, che insegna training autogeno in mezza Italia e fuma tabacco nazionale “forte”. Quand’è a casa aiuta i genitori a gestire il loro allevamento di criceti da compagnia, e sostiene di conoscere il Buddha di persona.&lt;br /&gt;Le chiesi dove avrei potuto trovare il suo fratellino. Incrociò gli occhi, consultando qualche oscuro oracolo, e rispose –Non so, mi dispiace, ma se vuoi ti do il suo numero di telefono-&lt;br /&gt;Trovare al telefono il Ninio fu come sparare a caso in un lago cercando di centrare un pesce. Infatti non ce la feci. Ma come in tutte le cose, prima bisogna avere la volontà, poi il destino si contorce in modo da presentarti al volo l’occasione che cerchi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112851267256218502?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112851267256218502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112851267256218502' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112851267256218502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112851267256218502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/10/da-la-sera-prima-dal-capitolo-2-al.html' title='Da la sera prima (dal capitolo 2 - Al bowling)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112712180030441403</id><published>2005-09-19T11:18:00.000+02:00</published><updated>2005-09-19T11:23:20.310+02:00</updated><title type='text'>Da "La sera prima" (1.La sera dopo)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/maniv_dettaglio.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/200/maniv_dettaglio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Mi capita spesso col mio lavoro di riflettere sul dolore che provano gli alberi. Li taglio, li toso, talvolta mi tocca pure ammazzarli. Ma mi fa più paura il dolore degli uomini, e quello degli animali. Forse per affinità di specie. Difatti sono vegetariano, non riesco a mangiare delle bestie che devono avere urlato, sofferto, o che sono cresciute solo per essere mangiate da noi, ma che vita è? Per riempirmi la pancia di proteine animali indigeribili e cagare marcio e a fatica. Preferisco i vegetali. Ho sempre avuto problemi di stitichezza, ma non più da quando ne mangio a quintalate. Di verdura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcuzzo è una testa di minchia, ma la testa di minchia a cui sono più affezionato; siamo cresciuti assieme, ma dopo le superiori io ho mollato tutto per scappare sulle piante mentre lui si è laureato, sposato con una stronza, divorziato dalla stronza, cambiato di lavoro e di abito più di una volta fino a quando si è ritrovato a guadagnare fior di dollaroni gestendo un agriturismo, assaggiando vino e dicendo stronzate sull'aroma che ricorda l'orchidea degli Urali, nonché infilzando la gente secondo pratiche sadomaso cinesi del tremila avanti Cristo. Certa gente ha proprio culo. Beh, forse con le donne lui non ne ha mai avuto molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppo buono. Troppo buono con l’altro sesso, quindi destinato a soffrire. Affascinante sì, e quasi onnisciente -tanto da essere soprannominato “mister Sotutto” da noi suoi amici-, ma ingenuo con le creature femminili, una carta moschicida per le stronze. Un matrimonio e cinque o sei storie lunghe fallite, ma tutto il resto del mondo nel palmo della mano. E’ una di quelle persone che non guardano la realtà dall’esterno, il tempo scorrere, ma ne cambiano il flusso, riuscendo a fare quello che desiderano.&lt;br /&gt;Io e lui, Marcuzzo e Luca, amici da una vita, amici per la vita. Potremmo tenere un diario l’uno dell’altro, con annotate su tutte le bevute, le feste, le donne, i deliri mistici, le soddisfazioni esistenziali.&lt;br /&gt;Io che parlo con gli alberi, lui con le stangone da televisione che vanno da lui a farsi pungere la schiena alla ricerca della forma perfetta, della chiappa più soda, del calciatore più pieno di soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi infuriai con lui, la sera dopo il mio delirio. Con lui e con tutti gli altri, Gianni, Onesto, Nespola, la Diva, i soliti del sabato sera. Bisogna immolarsi in qualche modo, il sabato sera. Immolare la nostra giovinezza al divertimento. Ma sacrificare così un amico, e farlo risvegliare sul bordo di una strada provinciale –cazzo all’inizio non capivo nemmeno quale strada fosse, mi sentivo in un incubo- derubato di tutto, pure della sua identità, già vacillante peraltro.. Stavolta avevano esagerato.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;paolo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112712180030441403?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112712180030441403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112712180030441403' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112712180030441403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112712180030441403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/09/da-la-sera-prima-1la-sera-dopo.html' title='Da &quot;La sera prima&quot; (1.La sera dopo)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112685787975726902</id><published>2005-09-16T10:01:00.000+02:00</published><updated>2005-09-16T10:09:19.046+02:00</updated><title type='text'>Racconto - La quiete e l'amore</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/ub_fire_2.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/ub_fire_2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un giorno chiamai Sandro, il mio amico più caro. -Sai- gli dissi. -Forse mi piace Barbara-.&lt;br /&gt;Nel giro di due settimane lasciai fidanzata e lavoro, e mi ritrovai su di un autobus stracarico da Delhi per Dharamsala, ai piedi della catena dell'Himalaya, in mezzo a trekker, pellegrini buddisti, volontari ed alpinisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara era sempre stata la mia migliore amica, sin dai tempi delle scuole medie. Avevo passato anni ed anni con lei al mio fianco, sempre pronta a raccogliere le mie confidenze, ed io le sue. Anche l'università non ci aveva allontanati, pur avendo compiuto due scelte differenti non ci eravamo mai persi di vista, addirittura per un periodo avevamo condiviso un bilocale, studiando nella stessa città. Ricordo le mille cene assieme, parlando di storie d'amore, di filosofia, di politica ed attualità, tra bicchieri di vino rosso e reminescenze del passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sole che inondava la mia stanza al mattino, io che mi alzavo e facevo yoga, la porta della sua stanza da cui usciva lei, sonnecchiante, che metteva a scaldare l'acqua per il the, guardandomi come per dire -ma chi te lo fa fare di autoinfliggermi tanta sofferenza-. Non capiva che quella per me non era sofferenza, ma una sorta di purificazione dai demoni interiori che mi perseguitavano, e l'unica possibile. E che solo ora forse mi permettevano di riconoscere la verità. Già, perché l'amore non è solamente folgorazione, vortice di passioni, poi litigi e sofferenza, ma è anche l'avere una ragazza vicina a te così, anni ed anni, come amica più cara, vederla in tutina con gli occhi addormentati che ti sorride tutte le mattine appena alzata prima di andare in università, ascoltarla mentre ti esprime, se è il caso, una forte e sincera disapprovazione verso ciò che fai, averla accanto che ti sorregge la testa mentre sei ubriaco, oppure che ti cerca anche solo così, per parlare di qualche stupidaggine che le è accaduta, perché il tuo parere per lei è importante. Fino a capire che quello si chiama amore, e comprenderne la straordinaria forza solo quando quella ragazza non c'è più, è andata via, e nessuno sa quando tornerà, e se tornerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio fidanzamento, il mio lavoro come recruiter, e la mia vita sempre alla ricerca di qualcosa di intimo e spirituale, mai riuscito a focalizzare, scavando avidamente dentro di me nel mio poco tempo libero. E Barbara, con la quale trovarmi ogni tanto per esprimerle il mio disagio, per sentirmi dire, con la sua purezza quasi puerile -ma se la tua vita non ti va, perché non cambi? Comincia dalle cose che terresti-. Avrei tenuto lo yoga, ed avrei tenuto lei, sempre al mio fianco, anche se distante chilometri e chilometri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi quel giorno, in riva al fiume -Sai, ho preso una decisione. Partirò per l'India, voglio fare un'esperienza nuova, per la vita. Lavorerò in una ONG per almeno due anni, dovrei partire per Dharamsala tra un mese circa. Sai, Dharamsala? La sede del governo tibetano in esilio.. Volevo dirtelo, così..- Io che caddi dalle nuvole, lei sì, aveva avuto il coraggio che io avevo sempre cercato. -Cercano altra gente, giovane, motivata, beh io ho pensato.. ho pensato a te.. mi parli di cambiare vita, no? Sai, mi piacerebbe che venissi con me, che ci fossi tu, con me, in questa cosa. Noi due, come sempre.. Ma lo so, lo so che hai la tua vita..-&lt;br /&gt;Ed il mio rifiuto, sommesso, biascicato, con ancora quel poco di fiducia in quella vita che mi ero costruito in trent'anni, piena della mia indulgenza e delle promesse a me stesso, talvolta inutili e controproducenti. Non avrei potuto mai, non potevo.. Mollare tutto significava fallire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O forse smetterla di fallire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché l'amore una mattina mi venne a salvare, due giorni dopo che lei era partita, magari per sempre, portando in un bagaglio la nostra stupenda amicizia, i nostri sorrisi e le nostre sbronze. Mi disse -l'amore- che non era in realtà troppo tardi, che non c'era nulla di impossibile se non nella nostra mente, che era ora di lottare per non perdere ciò che di più bello mai mi fosse capitato. E per costruirmi una nuova vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ONG accettò, mi prese, per quanto avrei dovuto attendere un po' di tempo, ma non c'era tempo più bello di quello passato a sognarla, e risognarla, e sognarla ancora, vestita di due stracci etnici ad insegnare l'inglese in una stamberga di profughi, o a soccorrere chi aveva camminato troppo ed in solitudine sui piedi nudi. Pensarmi vicino a lei. Di nuovo. Senza dirle nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel viaggio mi stava terrorizzando, non ero abituato a lunghi spostamenti, ma stavo ritrovando la quiete. Guardavo le montagne all'orizzonte, le più alte del mondo, calmissime ed iridescenti sotto il sole del mattino, mentre l'autobus si arrampicava su, sempre più su, e mi portava verso una nuova vita, verso di lei. Il pensiero di stringere le sue mani, di vederla nuovamente assonnata, potendola forse cingere tra le mie braccia, finalmente, e trovare la forza per una nuova giornata assieme. Una di un milione. Vivere ad una sola voce il dono dell'amore, dentro a noi due e fuori verso il mondo, teso ad illuminarlo completamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dimenticherò mai il momento più bello della mia vita, quando la vidi, stanca, stupenda e scarmigliata, in fondo a quel un cortile assolato, e poi si girò e lei vide me, rinnovando dentro il mio cuore il miracolo del suo sorriso, che un attimo dopo si sarebbe rigato delle lacrime più dolci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo - fine giugno 2005&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112685787975726902?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112685787975726902/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112685787975726902' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112685787975726902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112685787975726902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/09/racconto-la-quiete-e-lamore.html' title='Racconto - La quiete e l&apos;amore'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112669980682400297</id><published>2005-09-14T14:00:00.000+02:00</published><updated>2005-09-14T14:13:43.210+02:00</updated><title type='text'>Da un anno nel deserto- La più grande esperienza (1)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/infinito_marcuzzo.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/infinito_marcuzzo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché il significato ti trovi a crearlo tu, giorno dopo giorno, e non è mai quello che ti aspetteresti, tantomeno quello che ti saresti aspettato partendo per il deserto.&lt;br /&gt;Puoi pensarti su ogni strada, immaginarla, ma la presunzione di conoscere l’infinito è lo sbaglio peggiore per un uomo. L’infinito non lo si immagina, lo si vive.&lt;br /&gt;Quando capisci che sei solo, sei libero da tutto. Hai un foglio bianco per costruirti il tuo significato, il tuo senso delle cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crei. E l’infinito diviene esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di un tratto ti ritrovi ad essere di nuovo ricco, di una ricchezza che non può essere rubata né invidiata. E' tutto ciò che hai, ma non potresti chiedere null’altro. Hai tutto, perché d’un tratto comprendi l’universo, comprendi le sue sfaccettature, e le potenzialità che ti sono state donate. E' una situazione potenzialmente pericolosa, in quanto può nascere un profondo abbandono, quello che porta a lasciare questa terra per esplorare le infinità. A quel punto è molto facile venire assorbiti dallo Spirito, nella forma di altre realtà. Realtà perché anch’esse sono reali, concrete, ma diversamente tangibili. E a quel punto ci si scioglie dentro, e non si fa mai più ritorno alla terra natia, quella che ci imbriglia ma che è l’unica in grado di proteggerci. Costoro sono quelli che si perdono nei cosiddetti viaggi dell’anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imprevisti, opportunità..&lt;br /&gt;Così è il nostro mondo. Si vive un anno nel deserto senza un perché.&lt;br /&gt;Non per andare in qualche particolare luogo, non per portare a casa trofei. Senza poterlo raccontare.&lt;br /&gt;Un’esperienza che nasce e muore all’insegna della più intima individualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;paolo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112669980682400297?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112669980682400297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112669980682400297' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112669980682400297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112669980682400297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/09/da-un-anno-nel-deserto-la-pi-grande.html' title='Da un anno nel deserto- La più grande esperienza (1)'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112659545680738459</id><published>2005-09-13T09:09:00.000+02:00</published><updated>2005-09-13T09:14:07.556+02:00</updated><title type='text'>Come ogni giorno</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/P4160185.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/P4160185.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E’ l'alba, e come ogni giorno una sveglia inutile mi butta giù prima del sorgere del Sole. Nella mia casetta, nel mio buco storico di un centro ancor più storico, di quelli che a due lire si affittano a studenti ed operai. Non amo avere troppe cose attorno a me, ma il fracasso della città al mattino mi rende in un qualche modo sicuro. Un salto al bagno, rabbocco la mia borsa mezza piena e con un balzo sono fuori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi investono nella strada rari clacson, quelli delle sette del mattino, quelli che anelano a un cornetto ed un caffè. Sono affezionato a questo marciume, a questa puzza di vita e di conti alla rovescia, conti nel portafogli, conti di minuti, conti sbagliati, conti contigui, conti e marchesi che qui si vedono solo in tivù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccolgo sguardi di quartiere ormai abituati, come ogni giorno. Ma è sulla metropolitana leggera che assaggio il primo alito di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il vedere un clown a quest'ora pare strano. Ma qui raccolgo i primi sguardi su di me, qui inizia la mia benevola missione. Scusa, mamma, se in questi momenti potrei deluderti, ma ora non puoi vedermi, e va bene così.&lt;br /&gt;Tre, quattro, la quinta.&lt;br /&gt;Ancora una fermata e sono in Piazza Centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellimbusti incravattati, che sorridono della mia stranezza. Finti sguardi abituati, di chi mi conosce già e non ha tempo da perdere per sorridere. Alcuni operai, che non nascondono le risate, e i commenti sinceri sulle scarpe rosso fuoco numero sessantadue che per il momento tengo ancora in mano.&lt;br /&gt;Impiegate frustrate, contese tra capi arroganti ed alienati, la voglia di emergere ed una famiglia, tesoro talvolta apprezzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strappare qualche sguardo, anche non innocente e cinetico come quello di un bambino, a chi perso nei suoi pensieri ed aggrappato ad un corrimano bisunto sta navigando nei suoi problemi, ampiamente enfatizzati dall'insonnia, bene questa è parte della mia missione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tshhhhhhhhhh........... sono in Piazza Centrale.&lt;br /&gt;Il caos di un giorno lavorativo, il fermento delle sette e quarantaquattro, i -Non ho tempo-, -Se va male perdo il lavoro-, -Non vedo l'ora che sia stasera per la partita-, -Oggi forse vedo Simona-, il non potere usare la calma perché oggi non è permesso, è così, è il meccanismo, non lo si può fermare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mezzo. Il segreto è stare in mezzo. E’ un po' un posto vietato, da regole non scritte, il punto dove le traiettorie dovrebbero intersecarsi, dovrebbero farlo, ma lo fanno sempre un po' più in là, due metri a destra, due metri a sinistra. Il punto di mezzo di Piazza Centrale; è il posto del turista, ma non a quest'ora, non oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lì indosso le scarpe rosso fuoco numero sessantadue, e dalla borsa magica estraggo le mie clave. Sorelle Clave... Lì gioco, lì mi esibisco, lì ha inizio il mio spettacolo. Lì rompo la monotonia della scala bicromatica con i miei calzoni, il mio giallo e il rosso fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi mi ignora, chi mi ammira, chi mi ridicolizza. Quelli per cui non esisto, quelli che indossano un po' di coraggio e mi salutano, vedendomi ogni mattina. La ragazza con i tacchi viola, la signora con la permanente che porta a passeggio il cane, e ogni tanto lascia tintinnare un euro.&lt;br /&gt;Quel rumore freddo di un oggetto signorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie clave mi sostengono, ed io sostengo loro. Mi bastano pochi metri quadrati, e qualche metro in alto. Volano, roteano, conservano il loro momento angolare, turbinano nell'attrito con l'aria.&lt;br /&gt;Ed io le afferro, e con le mie scarpe rosso fuoco numero sessantadue ed un piccolo mangiacassette di dieci anni fa rubo sguardi, pensieri, sorrisi, e anche qualche soldo ai passanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno si ferma attonito a guardare. Talvolta due studenti ritornano chiedendomi come si fa con cinque clave. La mia gioia è immensa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia liberazione dondola come le clave sulla mano, prima di essere lanciate verso il cielo.&lt;br /&gt;Sospiro come un infante. Sono felice. Dietro la maschera da clown c'è un uomo felice, sappiatelo tutti.&lt;br /&gt;La giocoleria è estasi, e la gente, le persone intorno a me lo carpiscono, e sono orgoglioso di rubar loro un attimo nella frenesia di un meccanismo che non comprendono, ma tuttavia imprescindibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come le clave ritornano alla mano, io ritorno alla metro. Dopo un'ora circa, mancano cinque alle nove. Altre tre fermate, e al centro di un piccolo giardino c'è un bagno pubblico. Come ogni&lt;br /&gt;giorno.&lt;br /&gt;Entro, giallo, esco, nero, con in mano la mia borsa delle meraviglie, ora chiusa chiusissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Duecento metri a piedi, sette piani di ascensore, matricola milleottocentoquarantadue. La cui radice dà quarantadue virgola novecentodiciotto cinque due sette quattro sei sette sette quattro&lt;br /&gt;nove...&lt;br /&gt;-Buongiorno, Spinori, si prepari a fare straordinario. Quel progetto datawarehouse per la JBT, ricorda? Non va, hanno detto, è da rifare. E lo voglio entro stasera-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sarà dura. Come ogni giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo -marzo 2005-&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112659545680738459?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112659545680738459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112659545680738459' title='26 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112659545680738459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112659545680738459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/09/come-ogni-giorno.html' title='Come ogni giorno'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>26</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-16645227.post-112653459013479902</id><published>2005-09-12T16:13:00.000+02:00</published><updated>2006-04-05T13:51:23.460+02:00</updated><title type='text'>La fuga</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/1600/yogaghost_2004011.JPG"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6705/1585/320/yogaghost_2004011.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gli ho spaccato il naso. Gliel’ho sfracellato proprio in mezzo alla faccia. L’ho lasciato a rantolare imbrattato del suo sangue. Vestito della sporcizia che si è cercato per una vita intera. Il suo fisico strapieno di proteine animali si è schiantato come una mela marcia, piena di merda. Distrutto per terra. La sua arroganza si è trasformata in grumi di sangue puzzolente. La sua pancia gonfia e fetida ha rimbalzato a terra e il benedetto attrito, lo sporco sacrosanto secondo principio della termodinamica non gli ha permesso di tornare in piedi. Una palla non rimbalza mai più in alto del punto dalla quale la si è lasciata cadere. Tantomeno un ciccione. Pieno di supponenza.&lt;br /&gt;Io dovrò passare la mia vita in fuga, ma probabilmente lui non potrà mai esercitare la sua capacità di portare del male nelle vite di brava gente.&lt;br /&gt;Sono un concentrato di odio seduto in un’auto lanciata in fuga ai centotrenta all’ora con i finestrini aperti e la musica a palla. Nella mia bisaccia da fuggitivo c’è un pezzo di focaccia due libri e nient’altro. Mi sono tenuto delle banconote, la benzina mi basterà a raggiungere il confine. Poi sarà dura. Non vedrò né amici né parenti insomma una vita nuova.&lt;br /&gt;Sono un proiettile che cavalca la propria adrenalina, una scheggia impazzita rivolta verso l’esterno, verso un’autodistruzione prossima.&lt;br /&gt;Sono l’orgoglio della ribellione, colui che non ha paura del vento, una linea dritta verso la propria morte. Staranno già cercandomi. Non me ne frega niente. I prati intorno a me, l’insalata che fa da contorno alla carretta su cui marcio, strafiera del suo ultimo viaggio per la libertà di un individuo, non sono cambiati. E’ cambiata l’immagine che io ho di quei prati. Non è cambiato il cielo terso sopra la mia testa, ma il mio modo di guardare a lui.&lt;br /&gt;Sono la rabbia verso chi, incapace di gestire la merda che ha dentro, si impone delle regole e passa la vita a tentare di instillarle agli altri, convinto di essere il meglio. Sono il giustiziere. Colui che rivendica sé stesso. Colui che rivuole la sua sacrosanta individualità, il suo benedettissimo relativismo. Non ho mai fatto del male a nessuno, prima di oggi. Domani sarò in cima a quei monti, a mangiare da vicino il vento, dopo avere lasciato le quattro ruote per la libertà in mezzo a qualche bosco sconosciuto. Sopravvivrò.&lt;br /&gt;E se morissi? Se la mia morte fosse più vicina di quello che ho sempre immaginato? Quand’ero piccolo pensavo che sarei morto a ottantatre anni. Era diventata una vera fissazione. Contavo gli anni e i mesi. Poi mi è passò, ma mi restò il fantasma del ricordo.&lt;br /&gt;Ora vedo il numero ottantatre come qualcosa di talmente remoto che mi fa quasi ridere. Ed ho cambiato il modo di guardare al cielo. Se lui piangerà, io piangerò. Ho sempre immaginato tante cose pazze da fare, quelle azioni che automaticamente ti collocano ai margini della maledetta società, che ti buttano istantaneamente al di fuori dei binari, dove c’è solo caos. Ma anche al di fuori dello zoo. Ora ci sono, fuori. Ho strappato le sbarre, e l’ho fatto con stile. Ho spappolato uno di quei bastardi che le gabbie le costruiscono, e pensano di esserne al contempo fuori solo perché loro le hanno create, e quindi credono di poterne conservare segretamente le chiavi per uscire e rientrare a piacimento, al di sopra dei sospetti dei comuni poveracci.&lt;br /&gt;Non questa volta. Questa o mi ha preceduto nell’ultimo viaggio oppure dovrà fare i conti a lungo prima di risollevare i suoi cento chili di schifo. E farà fatica a riprendersi. Intanto si mangerà il fegato fino a che non vedrà me morto o sofferente.&lt;br /&gt;E’ l’ultimo atto. Sulla collina c’è un incendio. Sarà a tre chilometri da me. Lascio la macchina sul bordo di una sterrata in salita. Poverina, non ce la fa più.&lt;br /&gt;Corro in mezzo ai boschi, mi sembra di volare. Vado dritto verso il fuoco. Non dovrei, ma c’è qualcosa che mi attira lassù. Sono la fiamma che arde nel cuore del mondo. Scappo da tutte le finzioni e dalle regole. Non ci sono nubi, anche se forse le vorrei. Mi aggrappo ad un piccolo sentiero di taglialegna. Non c’è nessuno. Non voglio nessuno.&lt;br /&gt;Corro senza sete, sentendo ululare il mio corpo e il mio niente. Ho sempre odiato la violenza, ed oggi ho infranto un ideale che mi sono portato appresso fin da piccolo. Domani forse me ne pentirò, se questo fuoco non mi avrà già divorato. Ma essere senza scelta, e sperimentare quell’appagamento bestiale, feroce, corporale nel vedere il mio nemico, nemico di chiunque se non di sé stesso stramazzare dichiarando la sua inferiorità imbarazzante, puzzolente, messo di fronte all’ultima prova, quella basata sulla supremazia fisica, uno contro uno.. Lo scontro nella sua forma atavica, deprivato di ogni sovrastruttura sociale. Due uomini, uno di fronte all’altro, uno che schiaccerà l’altro. E colui che è sempre vissuto per schiacciare stavolta cadrà, nel residuo del lerciume che si porta dietro, a fondo tra le pieghe del suo lungo intestino.&lt;br /&gt;Mi godo l’aria tra i capelli e queste fiamme ancora più vicine. Oramai ho varcato il confine. Il sentiero corre nudo tra gli alberi, rinsecchiti da questa maledetta estate della fine del mondo. Non ho sangue del ciccione addosso, sono nudo anch’io. Stringo la zaino, correrò. Le mie gambe scivolano da sole, in mezzo alle fiamme dell’inferno. Mi prendono fuoco i capelli, ma non ho intenzione di fermarmi. Con una mano è tutto spento.&lt;br /&gt;Sono la vendetta del fuoco e del vento. Sono la paura della morte e la morte stessa.&lt;br /&gt;La mia vita non finirà. Il mio respiro è lieve, io sono di là. Sono due occhi spalancati che guardano un nuovo mondo. Gli occhi di un assassino puro come la brezza del mare.&lt;br /&gt;Una strada. Passa una vecchia macchina furgonata. Si ferma. Io salgo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo, ---Dieci minuti di un pomeriggio di luglio 2005---&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/16645227-112653459013479902?l=sottolalbero.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sottolalbero.blogspot.com/feeds/112653459013479902/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=16645227&amp;postID=112653459013479902' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112653459013479902'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/16645227/posts/default/112653459013479902'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sottolalbero.blogspot.com/2005/09/la-fuga.html' title='La fuga'/><author><name>Paulo Bertolotto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18029219761703631867</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
