
Sapete cosa fa la differenza? Sapete cosa vi butta dal paradiso all’inferno in meno di cinque secondi sola andata? Cosa vi può far capire che quelle che avete pensato fino ad ora sono solo nientepopodimeno che autentiche cazzate? Che l’aumento di stipendio di contratto l’automobile nuova il film che non vi piace una tipa che non ci sta la partita di calcetto persa ingiustamente sono tutto quello che si può definire spazzatura?
Che la paura di essere un fallito un uomo debole incapace di imporsi nervoso che non riesce a calmarsi che ha delle belle idee ma non riesce a seguirle che non riesce ad aumentare il suo sex appeal insomma tutte le paranoie di questo mondo andata e ritorno in realtà sono solo ridicoli viaggi di piacere niente di più, e non solo, anzi esiste un treno che ci può portare a casa è solo questione di accomodarsi ed aspettarlo e non cercare di sprofondare nel baratro quando non arriva anche se ha un ritardo indefinito..
Magari mi risponderete la differenza è svegliarsi la mattina con un mal di stomaco atroce che poi passa ma ritorna e poi passa poi ritorna quindi si scopre che si ha un cancro alla bocca dello stomaco in fase avanzata con poche possibilità ma ne rimane qualcuna basta sottostare a cure allucinanti ed entrare in un vortice disperato allora in quel momento forse si comprende che il treno di ritorno potrebbe non passare più e tutto è sfumato da un momento all’altro e magari siamo pure soli. Troppo deboli per affidarci a delle cure alternative del tipo è tutto nella tua mente oppure bevi la tisana magica della nonna supernonna e tanto impauriti quando si tratta di iniziare una terapia che sappiamo ci devasterà ed il suo esito si conosce a priori solo in termini di probabilità variabili quindi non si conosce.
Bene questo è il pensiero che mi salva.
Perché in realtà io non ho un carcinoma con tanto di metastasi in due o tre organi diversi ed una lista di dottori da cui andare per sentirmi citare diverse proiezioni di percentuali di sopravvivenza ed elenchi di medicine e pacche sulle spalle. Ma sono solo ugualmente. Mi salva il fatto di sapere quello che non ho. E che non vorrei mai avere.
Perché nessuno è perfetto. Solamente qualcuno è più sfortunato.
Questo qualcuno magari è così sfortunato da inforcare la macchina stressato una mattina dopo non aver chiuso occhio per il nervosismo, più sorella gastrite che manda un male lancinante ed il tuo spirito guida che ti dice calmati ed il tuo spirito calmo che ti dice guida. E allora guidi ma proprio non ce la fai a guidare piano, a non mandare affanculo chi non ti dà la precedenza che ti spetta, a non mandare affanculo chi ti manda affanculo dopo che non gli hai dato la precedenza che gli spetta ma mancano dieci minuti poi entri in ritardo a lavoro e non oggi, non oggi che sono pieno di cose da fare. E pensi ho proprio bisogno di andare ad uno di quei gruppi di meditazione collettiva se no non ce la farò mai a calmarmi, e mentre lo pensi la macchina fa i settantacinque all’ora, sei in città ed un vecchio sulle strisce pedonali attraversa proprio lì davanti a te, proprio in quel momento perché se avesse fatto colazione due minuti dopo o non l’avesse fatta o se avesse avuto voglia di farsi una settimana al mare in tranquillità in queste belle giornate di sole o se avesse deciso di andare in pensione qualche anno dopo tu non l’avresti tirato sotto, lasciando sulle strisce bianche un ritratto di sangue ossa ed organi interni e non saresti un maledetto assassino senza scrupoli con una vita da fallito alle spalle.
Magari avresti un bel curriculum di fallimenti ed un bel carnet di aspirazioni che non realizzerai mai ma che devi avere per essere in regola e sentirti anche tu parte costituente ed essenziale di questa meravigliosa maledetta società occidentale dove cosa importa come ti senti tanto ci sono gli psicologi ma quello che importa è quello che fai.
Ciò che diventi e, non dimentichiamocelo mai, quello che hai in mente di diventare, ovvero quello che ti stacca da questo stupendo inutile presente che inizi ad apprezzare quando sono dieci giorni che corri in macchina di cui otto su di un’auto rubata e cominci a pensare che dopo avere perso sette chili ed avere cinquanta grammi di barba in più e dopo avere svalicato almeno quattro volte quattro confini diversi magari non ti prenderanno, magari esiste questa possibilità, anche se tu di colpo sei il male, per quanto tu abbia sempre pagato le tasse. E non parlatemi di attenuanti generiche o stronzate simili. Io non sono un politico.
Quando inizi a conoscere le persone senza pensare se guadagnano più o meno di te, anche perché ora quello che guadagni è quello che tiri su se rivendi hashish ed erba o riesci a rubare a due turisti spensierati. Chiedendo loro scusa, ovviamente,e cercando solo quelli abbastanza ciccioni da sapere che non ti salteranno addosso disarmandoti da quel coltello arrugginito e lasciandoti con la faccia insanguinata per terra.
Ma la questione è proprio questa. Esiste qualcuno così potente da decidere che la mia vita non va bene e devo cambiarla d’improvviso, nonché tentare ogni giorno di finirla lì? Qualcuno decide che sono io quello sfortunato?
Di colpo io sono un assassino e non più un agente immobiliare, di colpo non merito più un aumento ma la galera per aver investito un povero pensionato sulle strisce ed averlo solamente ammazzato. Il sistema decide di punirmi, io so che merito di essere punito, ma proprio non ce la faccio a pensarmi recluso io che dormo con le finestre aperte anche il quindici di gennaio quando ci sono meno cinque gradi di temperatura massima e Dio solo sa quale sia la minima.
Perché non è sufficiente che la mia punizione sia il terrore giornaliero di prendere in mano un volante anche se ora devo farlo per sopravvivere per continuare a scappare e non riuscire a dormire ogni notte senza sognare per almeno due o tre volte l’attimo critico, la catastrofe, il momento in cui la mia vita si è trasformata in una lotta quotidiana contro me stesso.
No, questa personale punizione non va, allora ti ritrovi a scrivere una lettera in cui lo spieghi alle autorità che ora odi ed a tutti quelli che ti conoscono e che ora non sanno se odiarti in cui dici che hai fatto una grandissima mirabolante cazzata e sei pentitissimo anche se in quel momento stavi pensando ai centri di meditazione buddisti in cui ti saresti potuto rifugiare il mercoledì sera ed il venerdì mattina per trasformare questa tua energia negativa e la fottuta gastrite in voglia di vivere e ricongiungerti con l’universo.
E così, cari tutti, ho deciso di scappare. Avendo sempre cura di tenere con me un qualcosa che mi permetta di uccidermi se mi prenderete, perché proprio non ce la faccio a pensarmi rinchiuso in cella.
La mia condanna sarà di essere sempre in fuga.
E così tre anni dopo può capitare che tu conviva con un commando di guerriglieri in un paese povero, con null’altro che un rancio giornaliero, girando per villaggi e cercando di renderti utile insegnando qualcosa ai bambini dei rifugiati, studiando l’attualità e dedicandoti ad un dovuto revisionismo storico, e capendo ancora una volta che non hanno fatto altro che prenderti per il culo, per tutta una vita.
10 Marzo 2005
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